¤ La solitudine dei numeri primi ¤


Lo ammetto, ero incuriosita. Incuriosita da questo libro, dal titolo che evoca mondi interiori irraggiungibili, dagli occhioni della ragazza che, dalla copertina, sembra spiare le mosse di chi la osserva. Ero incuriosita, ma temevo di ritrovarmi tra le mani solo una bolla di sapone, magari ben confezionata, ma pur sempre una bolla di sapone. La posizione alta nelle classifiche e questa globale tendenza ad osannare il suo autore mi ricordavano troppo certi bluff letterari recenti. Non mi sono però voluta fermare a queste considerazioni superficiali, ho deciso di acquistarne una copia e ieri ho iniziato e finito la lettura. Ebbene si, l'ho letto tutto d'un fiato, come solo quei libri che ti rapiscono riescono a fare. E oggi le immagini del film mentale che ho girato nel mentre della lettura echeggiano dentro di me, ed è in questi momenti che ci si accorge di quanto una narrazione possa scavare dentro e possa, in qualche modo, lasciare il segno. Questa è la storia di Alice e Mattia, di come una loro individuale scelta fatta da bambini abbia marcato in modo irreversibile le loro vite. Giordano lo chiama "il peso delle conseguenze" ed è esattamente questo che porrà in contrasto l'una con il padre, l'altro con la madre, quasi una simbologia della distanza post-edipica che ognuno dei due manterrà nei rapporti con l'altro sesso. Questa è la storia di due solitudini particolari, che si vanno ad affiancare a tante altre solitudini di esseri umani che cercano di colmare il vuoto che li divide gli uni dagli altri, senza mai riuscirci davvero. Ogni personaggio, nella sua lotta contro la solitudine, finisce sempre per rivelare una profonda verità: nessuno, per quanto vicino possa essere, potrà mai capire nell'interezza l'altro, potrà mai colmare la sua solitudine, l'impressione di essere un mondo a parte. E questo vale soprattutto per Alice e Mattia, due numeri primi gemelli, così diversi dagli altri da vivere sempre con interiore distacco le relazioni, così vicini tra loro ma mai abbastanza per poter colmare il vuoto. Il loro è un rapporto fatto di discorsi mancati, azioni incompiute e silenzi ingombranti: è un amore che non riesce ad esprimersi, che non riesce a sfogare, che ognuno alla fine vive solo con se stesso. La narrazione, molto scorrevole, procede partendo proprio dai due eventi che cambieranno le vite di Alice e di Mattia, e ci fa confrontare con i momenti salienti della loro crescita verso la maturità, mostrando attenzione al giorno in cui le loro esistenze si incrociano, intrecciando un muto dialogo destinato a durare per tanti anni. E' un libro delicato e soprattutto coerente con se stesso, che non si lascia andare a facili sentimentalismi, ma tiene ben presente l'obiettivo, il messaggio da comunicare.  Una bella prova di Paolo Giordano, ventiseienne laureato in Fisica teorica: questo è il suo primo romanzo.


Coordinate bibliografiche:

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi, Mondadori, Milano 2008



Una verità di bluecristal svelata il 03/10/2008 alle ore 15:07
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¤ Leggere Lolita a Teheran ¤


Sto leggendo da qualche giorno il libro di Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, e mi sta conquistando la delicatezza con la quale la scrittrice narra della condizione drammatica dell'Iran post-rivoluzionario. La sua visuale è filtrata da un amore profondo e vero nei confronti della letteratura, materia insegnata dall'autrice presso l'Università di Teheran prima di fuggire negli Stati Uniti, e tutta la narrazione gioca sull'interpretazione e il paragone di alcuni testi della tradizione angloamericana e russa con la triste e truce realtà dell'Iran. Pagina dopo pagina ci si stupisce veramente che certe cose possano veramente capitare e non parlo solo della censura che inevitabilmente coinvolge molte branche della cultura e della libera espressione in un regime totalitario, ma soprattutto del tremendo trattamento riservato a coloro sui quali grava anche il solo sospetto di non adempiere ai dogmi dominanti. L'Iran si era notevolmente modernizzato con l'ultimo scià, Reza Pahlavi, e tale modernizzazione aveva portato giovamenti, ma anche - come non dirlo - traumi legati all'eccessiva velocità dello svolgersi del processo. Cosicchè, dopo una forte opposizione sia dei movimenti della sinistra di stampo marxista - cui la Nafisi dichiara di aver aderito in gioventù - sia del clero islamico tradizionalista e dopo repressioni sanguinose del dissenso, lo scià dovette abbandonare il paese. Si instaurò così, con l'assenso di grande parte dei cittadini, la Repubblica islamica dell'Iran sotto la guida dell'ayatollah Khomeini, il quale portò il paese a livelli da Medioevo. Dopo aver respirato aria di modernità, ritornare indietro non è stato un processo facile da digerire soprattutto per le donne, la fetta di popolazione più sacrificata dal nuovo regime. Con la stretta progressiva dello Stato sulle libertà collettive e individuali, con l'intromissione sempre più ingombrante nella vita privata di ogni persona, molti iraniani si accorsero di essere passati dalla padella alla brace, una brace che avrebbe portato alla pubblica lapidazione la parte intellettualmente migliore del Paese. E così, come nel romanzo di Orwell, 1984, le voci del dissenso furono messe a tacere con le buone o con le cattive e coloro che erano insoddisfatti della nuova realtà potevano solamente confidarsi con se stessi o con pochi fidati, sempre stando attenti ai tradimenti derivanti dalle persone meno sospettabili. Vivere in una realtà del genere è a dir poco alienante e l'unica soluzione è l'espatrio. Ma laddove questo non fosse possibile, ecco che la letteratura, con i suoi mondi lontani eppure vicini all'anima dei suoi lettori, accorre in soccorso dei naufragi e offre un'estrema àncora di salvezza, naturalmente osteggiata dal regime.

Il libro di Azar Nafisi offre il punto di vista spaesato e sgomento di una persona dedita alla cultura che vede violati i diritti elementari e fondamentali della persona. La letteratura è qui salvagente per sopravvivere ad una realtà insopportabile. Da leggere!

Coordinate bibliografiche:

Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, (titolo originale Reading Lolita in Tehran, 2003), trad. di Roberto Serrai, I ed. Adelphi, Milano 2004; IV ed. 2007. € 10,00



Una verità di bluecristal svelata il 04/09/2008 alle ore 16:46
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¤ Più libri, più liberi ¤


La sesta edizione della Fiera della piccola e media editoria, svoltasi presso il Palazzo dei Congressi di Roma (EUR), è giunta oggi al suo termine. Quattro giorni di cultura, tra stand ed espositori di circa 380 case editrici, convegni, dibattiti e presentazione di libri. Oggi sono andata e ho partecipato alla presentazione di un libro di Beppe Lopez, La casta dei giornali, ed. Stampa Alternativa/Nuovi equilibri (10 €), inerente alla seria questione dell'ingerenza della politica nella vita giornalistica del Paese. Si tratta veramente di un grande problema: sappiamo che purtroppo molti ambiti della vita sociale sono soggetti a quella sorta di "nepotismo" che lega i beneficiari ai benefattori, ma questo atteggiamento è molto grave se applicato - come avviene - al giornalismo. Nel nostro Paese succede qualcosa che non dovrebbe accadere: la politica, attraverso un grande finanziamento pubblico ai giornali, controlla i giornalisti e questo impedisce che avvenga il contrario, ovvero che i giornalisti facciano i "cani da guardia" del potere. La censura è molto forte, anche se sembriamo non avvertirla, e questo comporta la non libertà dei giornalisti di fare davvero il loro mestiere. Al dibattito hanno partecipato, oltre all'autore, anche Sandro Curzi, Rossend Domenech (giornalista dello spagnolo "El Periodico"), Udo Gumpel (giornalista del tedesco "N-Tv"), Philip Willan (giornalista dell'inglese "The Guardian").  Ho acquistato il libro e, appena lo avrò letto, vi saprò dire di più. Nel frattempo, ecco la quarta di copertina, per chi fosse interessato:

 "Anche le più recenti e clamorose inchieste che hanno puntato l'indice contro la "casta" e i "costi" della politica glissano su uno dei più grossi scandali politico-amministrativi degli ultimi decenni: il finanziamento statale dei giornali. Eppure un portentoso flusso di danaro pubblico, calcolato sui 700 milioni di euro in un anno, finisce per mille rivoli, sotto forma di contributi diretti o indiretti - attraverso una stratificazione di norme clientelari, codicilli, trucchi e vere e proprie triffe - nelle casse di grandi gruppi editoriali, organi di partito, cooperative, giornali e giornaletti, agenzie, radio e Tv locali, ma anche di finti giornali di finti "movimenti" e di cooperative fasulle. Rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo. Alimentando sottogoverno e clientele. E consentendo illecite rendite e privilegi mediatici a un esercito di "amici degli amici". Un dossier/pamphlet su un intricato caso di rapina delle risorse pubbliche e di distorsione del mercato e della vita democratica indispensabile per capire lo stato di mortificazione dell'informazione in Italia e la sua riduzione a "specchio del diavolo" della casta del Potere."

Da notare: nessuna testata nazionale ha recensito questo libro. Chissà perché?!?



Una verità di bluecristal svelata il 09/12/2007 alle ore 20:38
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Il mio nome è Vanessa, ho 24 anni, sono laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo (curriculum Letterature europee moderne) e studio Editoria e Scrittura presso la Facoltà di Lettere & Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Mi piace tenermi informata ed osservare con spirito critico ciò che accade nel mondo: il Giornalismo è il mio obiettivo e il mio sogno nel cassetto. Ho collaborato in passato come articolista per il portale Giovani e per il sito Girlpower e attualmente sono addetta all'ufficio stampa e al web marketing per il mensile Cultumedia.




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