
¤ L'ostensione di Padre Pio ¤
Inizia l’esposizione del corpo del santo di Petralcina: ma è giusto? Riesumata circa un mese fa, la salma di Padre Pio sarà esposta a San Giovanni Rotondo, da oggi 24 aprile, alla pubblica venerazione. Il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione delle cause dei santi, per l’occasione ha celebrato una messa di due ore e ha affermato: «Avvicinarci, conoscere meglio Padre Pio, diventato ormai il santo della gente, che ora sarà ancora più accessibile mediante la nuova sistemazione del suo corpo, richiede da parte nostra l'umiltà di riconoscere il mistero. Lui stesso aveva detto di sé, scrivendo il 15 agosto 1916 al suo direttore spirituale e confidente, padre Agostino: "Che dirvi di me? Sono un mistero a me stesso". Noi oggi veneriamo il suo corpo, inaugurando un periodo particolarmente intenso di pellegrinaggio Questo corpo è qui, ma
Padre Pio non è soltanto un cadavere: infatti egli, che è vissuto in piena unione con Gesù crocifisso, vive adesso nella definitiva comunione con Gesù risorto. E le reliquie sono l'annunzio della nuova creatura che sorgerà in comunione con il Risorto».
Quindicimila persone sono accorse per la celebrazione della messa e per poter vedere da vicino la salma del santo, proclamato tale da Papa Giovanni Paolo II il 6 giugno 2002, dopo aver avviato il processo di beatificazione nel 1999.
Il volto di Padre Pio (al secolo Francesco Forgiane, 1887-1968) è stato coperto da una maschera di silicone per una migliore conservazione delle sue fattezze, le sue spoglie sono state vestite con un saio realizzato dalle suore del Monastero della Risurrezione di San Giovanni Rotondo e con guanti e calze appartenenti al santo. Il corpo è protetto da una teca di cristallo.
Gli alberghi della città sono tutti al completo e l’esposizione della salma costituirà un grande introito per gli abitanti di San Giovanni Rotondo: basti pensare che gli hotel registrano il tutto esaurito fino a settembre 2009, con le prenotazioni di centinaia di migliaia di pellegrini (si stimano circa 750.000).
L’esposizione del corpo ha creato, però, delle polemiche all’interno del mondo cattolico e non: infatti, a molti l’ostensione sembra quasi contravvenire al comune desiderio di lasciare i defunti al loro riposo e appare solo come un ennesimo espediente per “battere cassa” presso i fedeli.
L’esaltazione della materia mortale, inoltre, contraddice la via ascetica cui la cattolicità ha sempre mirato e sembra ridurre il tutto ad un business di dimensioni non indifferenti. E come non puntare l’attenzione anche sulla prima scelta di esporre il corpo solo oggi, giovedì 24 aprile, e il cambiamento repentino di permettere l’ingresso, e dunque la visione della salma, tutti i giorni dalle 7.00 alle 19.00?
Tuttavia, accanto a chi protesta contro la scelta di cattivo gusto di mercificare il corpo del santo, ci sono allo stesso tempo fedeli di tutto il mondo felici di questa iniziativa e che sperano di avere la possibilità di vedere da vicino i resti umani di Padre Pio, per poterli venerare e adorare.
Avvicinarsi alle sue spoglie corrisponde ad un desiderio di sentirsi più vicini alla fede, al suo mistero e comprova il sentimento di riverenza nei confronti di una personalità ritenuta importante per il proprio credo. Come già avviene per altre reliquie, osservare i resti umani dei santi tende a concretizzare e ad aumentare il sentimento fideistico, oltre a infondere un grande trasporto emozionale nei credenti.
«Non cerchiamo clamore, chiasso, letture distorte e avventate, vogliamo onorare e benedire il Signore Mirabile nel suo fedele servo che ha fatto della sua esistenza e del suo corpo segnato dalle stimmate di nostro Signore Gesù Cristo lo strumento alto e leggibile di quella immagine e somiglianza a sé con cui Dio creatore ci ha plasmati» ha affermato il cardinale D’Ambrosio alla cerimonia di stamattina.
Mercificazione o giusto modo di venerare il santo: voi come la pensate a riguardo?
Una verità di bluecristal svelata il 24/04/2008 alle ore
15:31
¤ p.link
¤ commenti ¤ [chiesa, eventi, religione, articoli, giovani] ¤
¤ Elezioni politiche e pensioni parlamentari ¤
La scelta del 13 aprile per il voto è casuale o ha a che vedere con gli interessi economici della Casta? Sta destando clamore da alcuni giorni un’e-mail riguardante il motivo della scelta della data del 13 aprile per indire le elezioni politico-amministrative: sembrerebbe infatti che, se indette una settimana prima, ovvero il 6 aprile, i parlamentari non avrebbero ottenuto la pensione “d’oro” che spetta di diritto dopo due anni, sei mesi e un giorno di governo. Il governo Prodi è, però, durato meno di due anni, quindi questa notizia dovrebbe essere smentita se non fosse per un particolare portato in luce ai primi di febbraio dal leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato. Questi ha infatti dichiarato: “La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale, ma non lo è affatto. Votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione. Il requisito dei Questo significherebbe che la legge che regola lo scatto pensionistico per i parlamentari potrebbe essere soggetta ad interpretazione e di conseguenza raggirata. Il gioco di interpretazioni scatterebbe facendo capo alle date: il 28 aprile 2006 è il giorno di insediamento del governo Prodi, dunque la scadenza dei due anni e un giorno cadrebbe il 29 aprile 2008. Per legge, la prima seduta del nuovo Parlamento deve avvenire entro venti giorni dal voto: quindi, facendo due rapidi calcoli, se le elezioni fossero state indette per il 6 aprile, la convocazione del Parlamento sarebbe dovuta avvenire entro il 26 aprile, mentre, slittando di una settimana le elezioni, la data del 29 aprile sarebbe raggiunta e superata, portando dunque allo scatto della pensione parlamentare per i deputati della legislatura Prodi. Secondo Calderoli, per non creare disuguaglianze, il Senato si uniformerebbe alla Camera nell’interpretazione dei due anni e un giorno. Tuttavia, i questori di Camera e Senato avrebbero smentito l’interpretazione e l’accusa di Calderoli, affermando che la norma prevede lo scatto pensionistico a due anni, sei mesi e un giorno, dunque, nel caso del governo Prodi, il diritto sarebbe stato raggiunto solo se il governo fosse durato fino al 27 ottobre 2008. Se non rieletti, tali parlamentari non avrebbero dunque diritto all’assegno vitalizio. Le affermazioni di Calderoli sono sicuramente molto forti e, nonostante la smentita dei questori di Camera e Senato circa il raggiro sulla data per le elezioni, riportano prepotentemente alla questione delle sproporzionate e ingiuste pensioni dei parlamentari, i quali possono godere di un vitalizio che va dai tremila ai diecimila euro lordi mensili, con l’opportunità di riscuotere l’assegno mensile dopo solamente cinque anni di mandato e cinquanta anni di età e usufruendo per giunta della possibilità di cumularvi ulteriori redditi o pensioni. Questo è uno dei tanti privilegi dell’appartenere alla Casta politica: sorge spontaneo domandarsi se questi signori tutti, di destra o di sinistra non importa, provino qualche senso di colpa nel vedere persone che pagano i contributi per trentacinque o quaranta anni, smettendo di lavorare non prima dei sessanta anni di età per vedersi dare dallo Stato una pensione da fame che non consente loro nemmeno di arrivare alla fine del mese. E sorge spontaneo chiedersi se dietro a tutti i loro slogan e alle loro belle parole ci sia una minima idea sul dove iniziare per mettere ordine nell’economia e nella società italiana: se questa idea proprio non ce la dovessero avere, milioni di cittadini sarebbero pronti a suggerirla. [Photocredits:
due anni, sei mesi e un giorno ha un'interpretazione rigida soltanto per quanto riguarda il Senato, dove pure si adotta una norma interpretativa per cui, quando è stata superata la metà dell'anno, questo viene considerato come un anno intero. Per i senatori la dead-line sarebbe stata dunque il 15 giugno. Alla Camera, mi dicono, a causa dell'interpretazione che viene data la pensione matura invece dopo due anni e un giorno”.
Alle affermazioni dei questori, Calderoli avrebbe ribattuto quanto segue: “In riferimento alla smentita dei questori di Camera e Senato rispetto a quanto da me prima evidenziato preciso che le mie osservazioni erano relative alla sola Camera dei deputati e, fatto salvo quanto scritto nella normativa vigente che conosciamo bene, a questo punto sarebbe altrettanto auspicabile una smentita da parte dei questori della Camera anche sulla notizia fortemente circolata e trapelata dall'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, notizia secondo cui, per superare la sperequazione tra il parlamentare alla prima legislatura non più eletto rispetto all'equivalente però rieletto, si fosse raggiunto un accordo trasversale tra le forze politiche per portare al prossimo Ufficio di Presidenza, magari da tenersi dopo le elezioni politiche, una norma interpretativa che equiparasse i due anni sei mesi e un giorno previsti dalla normativa vigente ai due anni e un giorno che casualmente coincidono al minuto con la data della prima convocazione della Camera. Sarebbe interessante altresì che gli stessi Questori smentissero che, sempre in base a quella norma interpretativa che avrebbe dovuto assumere l'Ufficio di Presidenza, in caso di scioglimento anticipato, il giorno in più rispetto ai primi due anni sarebbe stato fatto valere come 181 giorni di mandato svolti, per poter dare in questo modo un assegno di fine mandato equivalente a tre anni e non a due anni. – E aggiunge - Se proprio vogliamo dircela tutta, dopo che qualcuno si è fatto grande con il fatto che alla Camera i 300 euro di aumento mensili, diversamente dal Senato, sarebbero stati bloccati, faccio notare che gli stessi sono stati congelati e, pertanto, quei 300 euro di aumento entreranno tranquillamente nella tasche di tutti i deputati con gli arretrati alla conclusione del loro mandato. Se vogliono smentire anche quest'ultima osservazione sono pronto a fare mea culpa ma resto convinto che senza questo mio sasso tirato le cose sarebbero andate ben diversamente”. [fonte: Corriere della Sera]
scarabeo150 (foto dei pensionati),
RoBeRtO (foto dei soldi)]
Una verità di bluecristal svelata il 18/03/2008 alle ore
20:49
¤ p.link
¤ commenti ¤ [politica, articoli, giovani, interrogativi insolubili] ¤
¤ L'Orfanotrofio degli orrori ¤
Scoperti resti e sangue umani in un ex orfanotrofio di un’isola britannica Nelle trame dei film dell’orrore capita di imbattersi in vicende in cui le istituzioni, che dovrebbero garantire l’incolumità e il benessere degli inquilini dei propri edifici, compiono, al contrario, le peggiori nefandezze proprio nei luoghi votati alla protezione. Così possiamo trovarci ad assistere a storie di malati di mente che vengono seviziati nei manicomi oppure di bambini torturati negli orfanotrofi, nella più completa impotenza di agire e ribellarsi contro i propri aguzzini. Però, una volta finita la visione del film, ci consoliamo pensando che queste cose nella realtà non avvengono. Sta destando clamore, infatti, la scoperta riguardante l’orfanotrofio Haut de la Garenne situato sull’isola Jersey, nel canale della Manica: questo edificio sarebbe stato luogo di tortura e morte per centinaia di bambini tra il 1960 e il 1986, anno di chiusura dell’istituto. La polizia inglese avrebbe avviato le indagini dopo centosessanta denunce di ex-bambini torturati e sottoposti a violenza fisica e psicologica in questa struttura, e un dato sconcertante è emerso: il silenzio intorno a questa storia sarebbe stato garantito da una rete di funzionari di polizia, imprenditori e politici locali, i quali avrebbero messo a tacere tutte le denunce emerse negli anni di attività dell’orfanotrofio. Questi discutibili personaggi hanno addirittura lanciato una campagna diffamatoria ai danni degli agenti impegnati nel caso, arrivando ad esplicite minacce inviate per mezzo posta. Questo però non ha fermato le indagini, ma, anzi, ha fornito alla polizia un’ulteriore motivazione per continuare. Gli inquirenti hanno iniziato in questi giorni ad ispezionare l’edificio, scoprendo due camere sotterranee in cui venivano compiute le torture: un cane poliziotto ha rinvenuto resti umani e tracce di sangue, in prossimità di catene e di un bagno in muratura. Un portavoce della polizia ha dichiarato l’esistenza di un’altra camera, tre volte più grande di quelle ispezionate e raggiungibile più difficilmente: per visitarla, sarà scavato un varco dal soffitto in cui saranno calati un cane poliziotto e un’unità di medici legali. Un anonimo testimone, una delle tante vittime di quest’orfanotrofio, ha dichiarato alla BBC: “Ho trascorso due brevi periodi presso l’orfanotrofio Haut de la Garenne e pensavo che sarebbero stati un sollievo per me. Ma così non è stato. A Haut de la Garenne, gli abusi fisici erano la regola ed era comune norma essere picchiati sulla testa. La scuola era la stessa cosa: punizioni corporali erano la routine per quelli che, come me, non erano servili e non seguivano volentieri le dure regole. Tutte le istituzioni mi hanno deluso. La scuola, che avrebbe dovuto essere un rifugio dall’orfanotrofio, era un posto in cui avevo il terrore di andare. L’ospedale locale, dove ho ricevuto attenzioni in più di un’occasione, non ha mai riportato niente di negativo alla polizia o ai servizi sociali. La polizia locale, ed in particolare la locale polizia “onoraria”, ha sempre assicurato che questi problemi si sarebbero risolti a porte chiuse, senza destare allarme”. Al momento sono quaranta le persone sospette indagate e sono tuttora in atto i sopralluoghi nelle aree segrete dell’edificio. E’ importante trovare i responsabili delle crudeltà nei confronti dei bambini che hanno soggiornato presso questo luogo dell’orrore e soprattutto capire il motivo delle connivenze delle altre istituzioni locali. Certo è che una scoperta del genere desta profondo sconcerto e indignazione non solo nell’opinione pubblica, ma negli stessi apparati di polizia inglesi: il Ministero della Giustizia britannico ha infatti disposto l’invio di magistrati indipendenti sull’isola per poter garantire un regolare procedimento giudiziario.
Niente di più sbagliato: a volte la realtà supera l’incubo più agghiacciante. 
L’istituto nasce nel 1867 come scuola industriale aperta ai giovani delle classi più basse e disagiate della società e ai bambini trascurati. Nel 1900 il nome cambia in Jersey Home for Boys e ci sono testimonianze del periodo a proposito delle severe punizioni fisiche che venivano compiute ai danni dei ragazzi. Nel 1960 il nome cambia nuovamente in Haut de la Garenne e nel 1986 la struttura chiude. Nel 2004 è stata poi rilevata per costruirvi un ostello con cento posti letto.
Una verità di bluecristal svelata il 11/03/2008 alle ore
19:20
¤ p.link
¤ commenti ¤ [bambini, articoli, giovani, violenza, pedofilia, crudeltà ] ¤
¤ La Serbia contro l'indipendenza del Kosovo ¤
Cresce la tensione a livello internazionale dopo l’assalto ad alcune ambasciate di paesi solidali con il Kosovo
Il 17 febbraio 2008 il Kosovo, provincia autonoma sotto la protezione dell’ONU dal 1999, ha dichiarato la propria indipendenza e battezzato i suoi simboli nazionali, ovvero la bandiera e lo stemma. Il premier Hashim Thaci ha proclamato il Kosovo una Repubblica democratica, secolare e multietnica, guidata da principi di non discriminazione e di uguale protezione da parte della Legge per tutti i suoi cittadini.
Il governo serbo ha immediatamente dichiarato l’illiceità dell’affermazione di indipendenza, mostrandosi determinato a reagire con tutti i mezzi pacifici, diplomatici e legali per annullare quanto messo in atto dal Kosovo.
Il primo paese a riconoscere l’indipendenza è stato il Costa Rica, seguito da Stati Uniti, Afghanistan, Albania, Turchia. Non persistendo l’unanimità decisionale, l’Unione Europea ha lasciato liberi i singoli Stati membri di decidere autonomamente la linea politica da seguire nei confronti del riconoscimento o meno del nuovo Stato: Paesi come Spagna, Romania, Moldavia, Slovacchia e Cipro si sono dichiarati contrari all’indipendenza kosovara, mentre Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Lettonia, Estonia, Lussemburgo e Italia hanno accolto la nuova realtà statale. 
La Russia ha dimostrato solidarietà alla Serbia, storico alleato, ma l’appoggio di molte potenze mondiali al Kosovo ha destato sconcerto nelle autorità di Belgrado: il ritiro dell’ambasciatrice Sanda Raskovic-Ivic dall’Italia ne è la prova eclatante, sebbene il Consiglio dei Ministri italiano abbia manifestato amicizia nei confronti del governo serbo nonostante il riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente.
Il Ministro degli Esteri Massimo d’Alema ha risposto alla nota formale di protesta inviata da Belgrado a Roma spiegando che l’Italia riconoscerà l’indipendenza del Kosovo in un quadro di supervisione internazionale, allacciando normali rapporti diplomatici. Questa scelta è motivata ancora di più dalla presenza di duemilaseicento uomini dell’Esercito Italiano per la missione EULEX promossa dall’UE nella zona: in caso di mancato riconoscimento dell’indipendenza del nuovo stato con capitale Pristina, i soldati sarebbero stati privati di una sufficiente copertura politica e diplomatica e questa difficile condizione avrebbe portato al necessario ritiro del contingente.
Tuttavia, queste spiegazioni non hanno sopito le proteste e la rabbia della popolazione serba, la quale non ha esitato a dimostrare il proprio dissenso nei confronti dell’intera vicenda: una grande manifestazione popolare ha avuto luogo nella capitale il 21 febbraio, reclamando il ritorno del Kosovo in seno al Paese. Centocinquantamila persone, cinquecentomila secondo il governo, si sono riversate sulle strade di Belgrado con bandiere, striscioni e simboli patriottici in grande quantità, rivendicando il Kosovo come parte integrante della Serbia e della sua storia.
Il primo ministro Vojislav Kostunica ha profondamente ringraziato la Russia di Putin per il sostegno manifestato, indignandosi per il comportamento dei paesi occidentali che intendono umiliare la Serbia, nonostante il costante rispetto degli impegni internazionali. Parole forti, seguite da altre ancora più dure: “Vogliono la nostra umiliazione e vorrebbero che la firmassimo, ma non lo faremo mai. Nessun governante avrà mai dal popolo serbo il mandato di accettare alcun mercato umiliante in cambio della perdita della sovranità sul Kosovo”.
Al termine della grande dimostrazione popolare, sono scoppiati dei tumulti da parte di alcuni manifestanti nazionalisti che hanno attaccato con spranghe di ferro e bastoni l’ambasciata americana, occupandola e appiccandovi il fuoco: l’edificio era chiuso e privo di personale, tuttavia in serata è stato rinvenuto al suo interno un cadavere carbonizzato, probabilmente di un manifestante rimasto intrappolato tra le fiamme.
Duecento poliziotti in tenuta antisommossa sono intervenuti contro il gruppo di occupanti, picchiando e arrestandone alcuni.
Altri dimostranti hanno sfogato la propria ira attaccando le ambasciate di altri paesi solidali con il Kosovo, quali Turchia, Belgio, Bosnia, Croazia e Canada, mentre l’ambasciata italiana è stata evacuata e protetta dalle forze dell’ordine. La furia popolare si è rivolta contro negozi, Mc Donald’s, banche – tra cui una filiale dell’italiana Unicredit.
Il Presidente della Serbia, Boris Tadic, ha condannato le violenze attuate dopo la manifestazione, lanciando un appello alla calma e alla cessazione immediata delle violenze e degli attacchi alle ambasciate straniere.
La situazione tesa al di là dell’Adriatico è fattore di tensione anche a livello internazionale: gli occhi sono puntati ora sui Balcani, nella preoccupazione che la diplomazia non riesca ad arginare la violenza serba e che la guerra torni ad insanguinare quel lembo di terra dell’Europa orientale.
Una verità di bluecristal svelata il 22/02/2008 alle ore
13:04
¤ p.link
¤ commenti (1) ¤ [politica, news, eventi, storia, articoli, giovani] ¤
¤ Condannato a morte per blasfemia ¤
Un giovane legge su Internet un articolo critico sul Corano e viene condannato all’impiccagione da un tribunale islamico. In Afghanistan un giovane giornalista e studente, il ventitreenne Parwiz Kambakhsh, è stato condannato alla sentenza capitale per impiccagione, accusato di reato di blasfemia per aver stampato da Internet e discusso con alcuni compagni dell’Università di Balkh un articolo riguardante alcuni versi del Corano ritenuti ambigui circa la questione dei diritti delle donne. Le argomentazioni e la volontà di Parwiz Kambakhsh di aprire un dibattito in merito hanno creato vasta L’articolo in questione è stato scritto da un tale Arash Bikhoda, giornalista iraniano residente a Londra e collaboratore per un giornale web (vedi) che raccoglie articoli di ex-musulmani convertiti all’ateismo militante e all’anti-islamismo. Arash ha dichiarato di non sentirsi responsabile per la vicenda di Parwiz, poiché, sul sito in cui era presente l’articolo, vi era una chiara avvertenza a proposito dei pericoli legati alla diffusione di determinati contenuti nei paesi islamici. Lo scorso 22 gennaio ha avuto luogo il processo: “Mi hanno portato in un’aula a porte chiuse verso le quattro del pomeriggio. – racconta Parwiz Kambakhsh - C’erano solo tre giudici e un procuratore, ma non mi hanno consentito di dire nulla. Mi hanno mostrato una lettera che avrei dovuto sottoscrivere ma non ho accettato. Su un altro foglio mi hanno fatto avere la sentenza di morte per blasfemia”. Molti sospettano che in realtà la condanna di Parwiz sia una vendetta nei confronti di suo fratello Sayed Yaqub Ibrahimi, anch’egli giornalista, colpevole di aver attaccato con i suoi articoli sul quotidiano locale IWPR alcuni potenti signori della guerra e parlamentari, rendendone pubblici gli abusi. Se questo sospetto si dimostrasse fondato, renderebbe ancora più terribile e assurda una vicenda dai contorni surreali e agghiaccianti, in un Afghanistan senza più il regime dei talebani, ma che ancora risente fortemente e profondamente la loro influenza.
irritazione in alcuni studenti che hanno deciso di denunciare il loro compagno alle autorità. L’arresto è stato immediato e Parwiz da ottobre è chiuso in carcere a Mazar, senza una difesa legale.
Collaboratore per il giornale progressista Jahan-e-Now (Nuovo Mondo), Parwiz Kambakhsh si è visto anche contestare dalla Corte giudicante il possesso di libri di filosofia e religione scritti da occidentali, una prova “schiacciante” della sua malafede. La sentenza, emessa sotto grandi pressioni delle gerarchie islamiche e approvata da molti capi religiosi, è in netto contrasto con i principi della Costituzione afgana, che nell’articolo 130 sanziona le offese alla religione, ma difende chiaramente, nell’articolo 34, il diritto di espressione definito inviolabile, sia che si tratti di scritto, parola, illustrazione.
Un processo-farsa non attuato sotto il regime dei talebani, bensì sotto il governo di Hamid Karzai. Secondo l’Associazione indipendente afgana dei cronisti (Aija), la magistratura avrebbe esortato vivamente le testate locali a non occuparsi del caso del giovane giornalista. La notizia, però, è riuscita a fuoriuscire dai confini nazionali e ora diverse organizzazioni, tra le quali la Federazione internazionale dei giornalisti, Reporter senza frontiere, la già citata Aija, Amnesty International e la Missione Onu in Afghanistan (Unama) hanno preso le difese di Parwiz Kambakhsh e stanno facendo pressioni sul Presidente Karzai affinché annulli la sentenza. Il giornale Indipendent ha promosso l’iniziativa di una petizione (www.indipendent.co.uk/petition/) per tentare di fermare l’esecuzione della pena. Il Senato afgano ha inviato un messaggio al Presidente per esortarlo a non farsi influenzare dalle pressioni occidentali e a rispettare la legge islamica, eseguendo quanto prima la condanna per dimostrare la devozione al Sacro Corano.
Una verità di bluecristal svelata il 31/01/2008 alle ore
20:18
¤ p.link
¤ commenti ¤ [religione, articoli, medio oriente, giovani, tempi moderni, censura] ¤
¤ Violante convoca i direttori: l'informazione crea insicurezza! ¤
Ennesima ingerenza della politica sul mondo dell'informazione
Ci risiamo: eccoci davanti ad un ennesimo esempio di come la politica vorrebbe manipolare il mondo giornalistico e la libertà di stampa. Luciano Violante, Presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, ha convocato in una riunione privata ventitre direttori di telegiornale delle principali reti televisive italiane, tra cui Clemente Mimun (Tg5), Antonio Di Bella (Tg3), Mauro Mazza (Tg2), Corradino Mineo (Rainews 24), Emilio Carelli (SkyTg 24), Giorgio Mulé (Studio Aperto), il rappresentante di Tg1 e il direttore di Tg La7.
Motivo della convocazione: l’informazione accresce il senso di insicurezza dei cittadini, soprattutto quando le notizie amplificano la portata dei fatti di cronaca. La riunione, avvenuta giovedì 10 gennaio e durata tre ore, ha destato sconcerto e indignazione non solo nei direttori che non hanno assolutamente gradito questa ingerenza, ma anche in alcuni esponenti dell’opposizione: Maurizio Gasparri (Alleanza Nazionale) e Jole Santelli (Forza Italia) hanno parlato infatti di «messaggi subliminali» lanciati dalla maggioranza, «quasi si dovesse minimizzare l'ondata criminale, locale e di importazione, che si abbatte come un flagello sul nostro Paese».
Giorgio Mulé, presente alla riunione come direttore di Studio Aperto, dalle pagine de Il Giornale online ci informa meglio su quanto accaduto a questa famigerata riunione. Ad aprire i discorsi è stato Giovanni Bechelloni dell’Università di Firenze, il quale ha affermato che pensare che “la Tv italiana sia lo specchio della realtà è una follia”, che “vi è una sottovalutazione sistematica nel cogliere il senso del mondo in cui si vive”, che “si sottovaluta la piccola criminalità”, ma soprattutto che “c’è un uso sconsiderato della parola mafia senza che si usi mai il più consono criminalità o delinquenza. Perché usare la parola mafia è profondamente scorretto verso albanesi, cinesi, russi”.
Giorgio Mulé, a quest’ultima affermazione, ha giustamente ribattuto che i criminali albanesi, cinesi, russi che si organizzano per bande sono ritenuti dal nostro codice penale come colpevoli di reato di associazione mafiosa, ma la precisazione non è servita a far migliorare la piega del discorso di Bechelloni. L’incontro si è concluso con l’intervento di Violante, il quale, comprendendo l’aria pesante creatasi nella sala riunioni, ha affermato: “Se non vi avessimo ascoltati, avremmo concluso che l’informazione è uno dei fattori che generano insicurezza: ora stiamo capendo che non è così”.
Le reazioni non si sono fatte attendere e l’indignazione dei direttori chiamati a raccolta è molto alta: Clemente Mimun ha fatto notare che l’idea della convocazione, al fine di dimostrare che le notizie danno un senso di insicurezza, farà scendere l’Italia nella classifica della libertà di stampa, dove già non ricopre un’alta posizione. Emilio Carelli ha sottolineato che è compito dei giornalisti dare notizie e mostrarne le immagini, mentre è compito delle istituzioni diffondere il senso di sicurezza. Secco il giudizio di Antonio Di Bella: “L'ultima cosa che vorrei è che fra un anno venissimo convocati di nuovo per sentirci dire: bravi, il crimine è aumentato ma la percezione della gente è diminuita”.
Il fatto è evidentemente molto grave: è chiaro che siamo nuovamente davanti all’ennesimo tentativo di controllo della stampa e del giornalismo da parte della politica. L’ondata di criminalità in Italia desta giustamente preoccupazione nei cittadini, e i politici, anziché combattere il problema alla radice, ricercano i colpevoli in coloro che informano e non minimizzano gli eventi. Certamente gli allarmismi senza giustificazione sono da rifuggire, ma come poter criticare l’informazione, reputandola una delle cause principali dell’insicurezza diffusa tra i cittadini italiani? E’ ovvio che l’ideale per la tranquillità di chi ci governa sarebbe che il cittadino sapesse meno sugli eventi negativi che affliggono il Paese, così da avvertire in misura minore il senso di inquietudine e di conseguenza non ripercuotere le proprie rimostranze sul mondo politico: ma questo significherebbe limitare la libertà di stampa e nascondere alla popolazione notizie che riguardano il pubblico interesse. Questo tentativo di marcare la linea da seguire dei notiziari è una grave ingerenza nel mondo dell’informazione, che a molti, se non a tutti, appare come un vero e proprio indizio di censura.
Una verità di bluecristal svelata il 12/01/2008 alle ore
12:51
¤ p.link
¤ commenti (2) ¤ [politica, articoli, giovani, giornalismo, tempi moderni, censura] ¤
¤ L'inarrestabile declino di Britney Spears ¤
Dopo l’ennesimo eccesso, viene negato alla cantante il diritto di vedere i figli
Ricordare gli esordi della sua carriera di cantante pop con il viso pulito da sedicenne tutta casa e chiesa, che ballava e cantava sulle note di “Baby, one more time”, e confrontare questo passato con il presente provoca la stessa sensazione di un prima e un dopo guerra.
Stiamo parlando di Britney Spears, astro in caduta libera senza apparente possibilità di ritorno che sta facendo parlare da non poco tempo per i suoi eccessi e la sua vita sregolata.
Dopo il matrimonio finito con Kevin Federline, padre dei suoi due figli Sean Preston (2 anni) e Jayden James (1 anno), dopo le scelte di cattivo gusto come le serate in minigonna senza slip assieme alla sua amica Paris Hilton, dopo la droga e il ricovero in un centro di disintossicazione, la rasatura, il fallito tentativo di risalire agli onori con il singolo “Gimme more”, ecco che Britney torna a far parlare di sé.
Il tribunale aveva disposto che la custodia dei figli fosse affidata al marito Kevin e che la madre avrebbe potuto rivederli solo in determinati giorni: ora anche questa possibilità sembra essergli stata revocata da un giudice di Los Angeles dopo la lite furibonda con l’ex-marito, al quale non voleva restituire i figli.
Ne è conseguito l’intervento della polizia e successivamente anche quello di un’ambulanza, in quanto la donna era sotto palese effetto di stupefacenti.
In ospedale, dopo i primi esami tossicologici, i medici non riuscivano a capacitarsi di quale sostanza avesse assunto la Spears e solo successivi e approfonditi accertamenti hanno rivelato la presenza di un mix di ecstasy, anfetamine, vodka e clenbuterolo, una droga per aumentare la potenza degli equini.
La notizia ha provocato stupore e in molti, anche quanti fino a questo momento non hanno mai manifestato simpatia per la ragazza, si sono resi conto che Britney Spears ha seriamente bisogno di aiuto.
Di certo la costante presenza di paparazzi, pronti continuamente a coglierla in fallo e a fare notizia, non è un aiuto per la sua fragile stabilità emotiva e mentale.
Anche Robbie Williams, qualche mese fa, ha manifestato indignazione per quanto stava accadendo attorno alla Spears, perennemente inseguita da fotografi che stanziano giorno e notte davanti alla sua abitazione.
Di certo la parabola della carriera di Britney preannunciava esiti non positivi. Primo tra tutti: è difficile che una sedicenne, improvvisamente catapultata dall’anonimato al successo, con i propri singoli in cima alle classifiche di tutto il mondo, per di più presa a modello come “erede di Madonna”, riesca a mantenere una stabilità mentale e morale se non viene strettamente seguita da qualcuno che segni i limiti da non superare.
In poche parole, i genitori non hanno fatto molto per preservare la figlia dai rischi che un’esperienza del genere può comportare, specie trattandosi di un’adolescente ancora in caratteriale formazione.
Britney ha iniziato la sua carriera con i migliori propositi: viso acqua e sapone, verginità da preservare fino al matrimonio, valori quali famiglia e religione da difendere a spada tratta. Un’adolescente come tante.
Poi, album dopo album e video dopo video si è ben presto capito che le cose stavano assumendo ben altra piega: nei testi le ingenue cotte iniziavano a condirsi di particolari erotici, i video assumevano connotati sempre più espliciti (come non ricordare ad esempio lo squallido video di “I’m a slave 4 u”?).
La volontà di stupire ed essere sempre al centro dell’attenzione hanno superato qualsiasi altra cosa: pensiamo al bacio saffico tra la Spears e Madonna agli MTV Music Awards 2004, al matrimonio lampo a Las Vegas con un amico di infanzia, Jason Allen Alexander, fino alle nozze a sorpresa con Kevin Federline, uno dei ballerini appartenenti al corpo di ballo dei suoi concerti.
Il matrimonio, durato due anni durante i quali sono nati i due figli, è giunto al suo termine con la decisione di Britney Spears di metter fine alle nozze attraverso un SMS. Di qui l’inizio delle controversie legali, gli eccessi sempre più smodati della ragazza, il declino non solo della persona, ma anche della carriera.
Ecco che dalle stelle si finisce alle stalle, che coloro che fino a poco tempo fa l’osannavano ora fingono di non conoscerla, che i giornali la inseguono non più perché le sue canzoni sono in vetta alle classifiche, ma per un piacere sadico nel documentare il crollo di una promessa del pop.
Dal punto di vista umano tutto questo ha del ripugnante: per quanto la Spears sia un personaggio discutibile, non è con l’attenzione morbosa dei tabloid che si può aiutarla a superare il suo dramma privato.
Purtroppo però molto spesso, anzi, quasi sempre, i giornali di gossip guadagnano con le disgrazie altrui, senza preoccuparsi del maggior danno che possono provocare ad una mente instabile con la loro martellante presenza.
Quest’ultimo eccesso è l’ennesimo campanello d’allarme: il declino di Britney appare inarrestabile e preoccupa il fatto che i più restino a guardare, sogghignando, l’autodistruzione di una persona, piuttosto che aiutarla a recuperare la sua salute e, soprattutto, la sua dignità.
Una verità di bluecristal svelata il 07/01/2008 alle ore
13:17
¤ p.link
¤ commenti (3) ¤ [musica, personaggi, articoli, giovani, droghe] ¤
.:: In Veritas ::.
"In Veritas" nasce come luogo di riflessione, critica, informazione e scambio: un posto dove poter esprimere il mio punto di vista e poter scrivere a proposito di alcune questioni sociali, politiche, ambientali, culturali.
Invito chiunque passi su queste pagine virtuali a esprimere la propria opinione in merito agli argomenti trattati, così da poter aprire un confronto critico e costruttivo per tutti!
Benvenuti!!! 
Nell'aria: Lynyrd Skynyrd - Sweet home Alabama
.:: Qualcosa su di me ::.
Il mio nome è Vanessa, ho 24 anni, sono laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo (curriculum Letterature europee moderne) e studio Editoria e Scrittura presso la Facoltà di Lettere & Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Mi piace tenermi informata ed osservare con spirito critico ciò che accade nel mondo: il Giornalismo è il mio obiettivo e il mio sogno nel cassetto. Ho collaborato in passato come articolista per il portale Giovani e per il sito Girlpower e attualmente sono addetta all'ufficio stampa e al web marketing per il mensile Cultumedia.
.:: Sto leggendo ::.
Oriana Fallaci - Un cappello pieno di ciliege
.:: Punti di vista archiviati ::.
oggi
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
luglio 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
.:: Passaggi ::.
Avete sbirciato in *loading*
.:: Disclaimer ::.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità .
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale
ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
.:: Tags ::.
animali
articoli
avvisi
bambini
beppe grillo
censura
chiesa
cinema
cronaca
crudeltÃ
cultumedia
droghe
ecologia
eventi
film
filmati
fotografia
giornalismo
giovani
girlpower
giustizia
in memoria
interrogativi insolubili
interviste
leggende
letteratura
libri
medicina
medio oriente
musica
natura
news
opinioni
pedofilia
perle di saggezza
personaggi
pillole
poesia
politica
razzismo
recensioni
religione
ricorrenze
riflessioni
salute
sesso
storia
tempi moderni
v-day
various
violenza
.:: Ultimi interventi ::.
utente anonimo in Darwin 1809-2009
.:: Links ::.
Animalisti italiani
Ansa
Articolo 21
Beppe Grillo
Comunicazione Politica
Corriere della Sera
Cultumedia
Giovani
Have a Dream
Il Disinformatico
Internazionale
Le vette dell'uomo
Luce contro luce
New York Times
Onda Azzurra
Reporter Scaccia
Repubblica
Sandro Ruotolo
Voglio scendere


.:: Li ammiro ::.
(Sezione in allestimento!)

Oriana Fallaci

Roberto Saviano

Marco Travaglio

Beppe Grillo

Giorgio Caproni
.:: Credits ::.
Questo template è una creazione di bluecristal.
Si ringrazia la piattaforma Splinder per il servizio concesso. Immagine di Annika Von Holdt.
Ti piace questo blog? Seguilo!