
¤ Cambia l'Europa con Creatività ! ¤
Non tutti lo sanno, eppure il 2009 è un anno importante per la cultura dei Paesi membri dell’Unione Europea: è stato infatti proclamato Anno Europeo della Creatività e dell’Innovazione (European Year of Creation and Innovation 2009). Di cosa si tratta? 
L’Anno Europeo della Creatività e dell’Innovazione nasce in seno al programma di lavoro ‘Istruzione e Formazione 2010’ con lo slogan ‘Immaginare, creare, innovare’: lo scopo è sensibilizzare i singoli cittadini a non perdere mai il contatto con la propria creatività, la stessa che da bambini riempie le giornate e che, crescendo, molti di noi smarriscono.
“A parole sembra facile, ma nei fatti non lo è!” potrebbe obiettare qualcuno. Eppure un antidoto esiste ed è alla portata di tutti: si chiama Conoscenza ed è la scintilla dell’estro creativo. «La creatività – si legge in un documento del Consiglio dell’Unione Europea (C 141/17) - è la prima fonte di innovazione, a sua volta riconosciuta come il principale motore della crescita e della creazione di ricchezza, in quanto elemento chiave per apportare miglioramenti in campo sociale e strumento essenziale per far fronte alle sfide mondiali quali i cambiamenti climatici, l'assistenza sanitaria e lo sviluppo sostenibile».
L’Europa ha una grande voglia di freschezza e novità che solo una popolazione propositiva e attiva intellettualmente può dargli: per far fronte ai grandi cambiamenti socio-economici che tutti noi stiamo vivendo, investire sulla formazione dell’individuo appare un obiettivo essenziale e indispensabile. La sfida è puntare sull’istruzione: insegnanti e scuole di ogni livello devono sviluppare nuovi metodi d’insegnamento, stimolare l’entusiasmo nei confronti delle discipline creative e incoraggiare le attività extracurriculari innovative presso i propri studenti. Bambini e giovani che non perdono la propria creatività risulteranno, nell’età adulta, più motivati e dotati di un notevole spirito d’iniziativa.
Una verità di bluecristal svelata il 16/07/2009 alle ore
11:37
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¤ Quando scompare un Grande... ¤
Quando scompare un Grande, il mondo sembra restare attonito, senza parole. È una sensazione che richiama l’immagine di una grande apnea collettiva che risucchia tutti in un vuoto di parole. Ognuno sembra rivivere, in quel vuoto, ricordi che appartengono ad un’altra epoca, non importa se davvero remota oppure se prossima al presente. Ognuno sembra rinchiudersi in quella bolla immersa in un’altra dimensione spazio-temporale, in cui rivivono emozioni passate e a volte risuona una canzone particolare, che ci ha coinvolti, che ci ha fatto ballare o piangere o sentire in un modo così incredibile da imprimersi per sempre nella nostra memoria. E nel bel mezzo di questi ricordi, a cui sono legati altri ricordi, ecco che…pam! La bolla scoppia. E, quasi spaventandoci, ci rivela la realtà: la persona che ha accompagnato un tratto della nostra vita, senza nemmeno conoscerci, non c’è più. 
Una verità di bluecristal svelata il 29/06/2009 alle ore
15:09
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¤ In Viso Veritas: il volto e i suoi segreti ¤
Sembra una frase rubata da una fiaba, pronunciata a qualche folletto curioso da una maga nascosta in mezzo al bosco, indaffarata tra pozioni magiche e pendoli ipnotici. Ma non è così! In realtà è il nostro volto che parla di noi, senza nemmeno chiederci il permesso, e, da impertinente, può dire veramente tanto, più di quanto noi stessi addirittura immaginiamo! In che modo? La saggezza popolare attribuisce ad alcune caratteristiche somatiche altrettante caratteristiche caratteriali: e così, se abbiamo le labbra carnose evocheremo l’idea di una persona passionale, se il nostro viso ha una forma tonda e piena le altre persone penseranno che siamo gioviali e simpatici, mentre se abbiamo il naso aquilino qualcuno sarà convinto di avere dinanzi una persona precisa e riservata. Ma quanto effettivamente c’è di vero in queste impressioni? A risponderci è la morfopsicologia, una disciplina nata nel 1937 dall’incontro della psicologia con la biologia, grazie all’opera del dott. Louis Corman (1901-1995), il quale è stato per quarant’anni direttore del servizio di Psichiatria presso l’ospedale Saint Jacques di Nantes (Francia). La morfopsicologia si pone l’obiettivo di interpretare l’anima (psiche) di una persona partendo dalle forme (morfo) del suo viso, le quali devono essere analizzate nel loro insieme e non solo nel particolare. La tesi di fondo riguarda la concezione del volto come punto d’incontro tra il nostro patrimonio genetico e l’ambiente in cui viviamo: le esperienze positive o negative ci segnano psicologicamente e contribuiscono alla modifica della “geografia” facciale. Come scienza dinamica, la morfopsicologia prende in considerazione anche le varie fasi della vita di un essere umano e l’evoluzione dei suoi lineamenti in seguito alla maturazione psicologica. Chi si occupa di questa disciplina tiene a sottolineare che un tratto del viso, se analizzato da solo, non significa nulla, poiché è importante metterlo in relazione con l’insieme dei tratti somatici.
“Guardami e ti dirò chi sono!”
Una verità di bluecristal svelata il 13/06/2009 alle ore
14:50
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¤ Il mestiere dell'inviato speciale ¤
Oltre i confini nazionali, a migliaia di chilometri di distanza dalla madrepatria, centinaia di giornalisti sono tutti i giorni all’opera per raccontare al mondo, ma soprattutto ai propri connazionali, eventi altrimenti scarsamente conoscibili. Alla loro penna e alla loro voce è affidato il compito non solo di divulgare le notizie di guerre, di eventi epocali, di disastri naturali o artificiali, ma anche di documentare realtà e altre umanità.
È un mestiere che comporta indubbiamente dei rischi, ma che pone l’inviato nella situazione privilegiata di poter vivere la Storia in prima persona. Tuttavia, con l’avvento di internet e con la crisi economica crescente, anche la figura del giornalista di frontiera sta subendo dei cambiamenti notevoli. Ne abbiamo parlato con Pietro Veronese, inviato speciale di Repubblica e docente di giornalismo d’inchiesta presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma, nonché autore del libro “Africa. Reportages” (Laterza, 1999), un’interessante raccolta di articoli che documenta varie realtà vissute dal giornalista nel continente africano.
Diventare inviato speciale è sempre stato il suo obiettivo fin dagli inizi della sua carriera o è stata una decisione maturata nel tempo?
Non è stata una mia intenzione, così come non lo era diventare giornalista: è stato tutto abbastanza casuale! Però, da quando ho iniziato questo mestiere, mi sono sempre occupato principalmente di notizie internazionali e ho sempre ritenuto che non si può diventare un giornalista compiuto in quell’ambito se non scegliendo di partire come inviato. Quindi ho ritenuto indispensabile riuscire a fare quel tipo di lavoro, almeno per una fase della mia vita professionale: non si può fare il giornalista di esteri se non si conosce un po’ il mondo!
Lei è un esperto delle realtà africane ed è stato in prima linea durante i conflitti della ex-Jugoslavia, del Kosovo, del Medio Oriente: vedere con i propri occhi determinate realtà e poterle raccontare a chi non le vive è sicuramente un privilegio, ma anche un grande rischio. Qual è l’esperienza che ricorda con più piacere e quale quella più brutta della sua carriera di inviato speciale?
C’è un momento del mio lavoro che ricordo come molto bello e molto brutto insieme, ma che non ha a che fare con il rischio: si tratta della liberazione di Nelson Mandela nel 1991. La notizia che Mandela sarebbe stato liberato arrivò con pochissimo preavviso: era un momento in cui il governo sudafricano dell’epoca aveva annunciato una serie di misure di liberalizzazione, tra cui la legalizzazione dell’Africa National Congress, che era stato bandito come illegale per decenni, e lo smantellamento parziale del sistema di segregazione razziale. Si sapeva che Mandela sarebbe stato liberato, ma si pensava che fosse una decisione destinata ad un futuro a medio termine, per lo meno di qualche mese. Invece pochi giorni dopo annunciarono che la liberazione sarebbe stata imminente: questo fece sì che l’evento, molto seguito dai media, non ebbe quella colossale copertura mediatica che probabilmente avrebbe avuto se annunciato con anticipo. Anche all’indomani della liberazione, alla prima conferenza stampa di Mandela, eravamo circa quaranta giornalisti, non cinquecento. Io lo ricordo come un avvenimento molto emozionante e toccante: Mandela uscì a piedi dai cancelli della prigione, tenendo per mano l’allora sua moglie Winnie. C’era anche un altro fatto: il viso di Mandela non era stato più fotografato da prima dell’ultima condanna, cosicché nessuno sapeva come fosse diventato dopo un trentennio di prigionia e questo fu oggetto di una grande speculazione internazionale. Rivedere il suo volto fu un altro motivo di grande emozione!
Tutto questo però è anche un brutto ricordo, frustrante per me, perché tutto questo accadeva di domenica e all’epoca Repubblica usciva ancora sei giorni a settimana, quindi tutto questo momento, che, tra tutte le cose di cui mi sono occupato, è stato quello di maggiore rilevanza storica destinato a restare nei libri, io non l’ho potuto raccontare.
Una verità di bluecristal svelata il 07/05/2009 alle ore
15:39
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¤ commenti ¤ [interviste, articoli, giornalismo, cultumedia] ¤
¤ Sabina Guzzanti e il suo "Vilipendio" ¤
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Satira politica, energia polemica e indignazione da vendere: questi sono gli ingredienti per il one-woman show di Sabina Guzzanti, in tour da novembre con il suo spettacolo “Vilipendio” ed in scena dal 27/03 al 01/04 e dal 28/04 al 03/05 presso il Teatro Ambra Jovinelli di Roma.
Perché “Vilipendio”? La ragione della scelta di questo titolo per il proprio spettacolo è legata all’accusa di vilipendio alla religione mossa contro la celebre attrice satirica in seguito alla manifestazione “No Cav Day” che ebbe luogo nel luglio 2008 a Piazza Navona: in questa circostanza, Sabina Guzzanti criticò molto duramente sia la classe politica al governo, che Papa Benedetto XVI. Il reato di vilipendio, introdotto nel 1889 nell’ordinamento giudiziario italiano come reato di blasfemia a prescindere dal culto e modificato sotto il regime fascista, nel 1930, come reato contro la religione cattolica, è ancora presente nel nostro codice penale, pur essendo stato sconfessato e definito anticostituzionale da quattro sentenze della Corte Costituzionale, nonché dalla legge 85/2006 (http://www.parlamento.it/leggi/06085l.htm). La Guzzanti ha protestato contro l’accusa mossale contro, affermando che un reato dell’epoca fascista è ancora considerato tale mentre il reato di apologia del fascismo viene molto spesso ignorato.
Una verità di bluecristal svelata il 03/04/2009 alle ore
19:20
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¤ Perché abbiamo bisogno di un leader? ¤
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“Dove andiamo stasera?”
“Chi coordinerà questo progetto?”
“Chi organizza le prossime vacanze?”
A tutti noi sarà capitato almeno una volta di sentire pronunciare frasi come queste e di rendersi conto che, nel contesto sociale in cui venivano proferite, si stava facendo largo la necessità che qualcuno prendesse in mano le redini della situazione. Non importa la banalità o l’importanza della circostanza: in questi momenti si avverte l’esigenza di una persona che assurga al ruolo di leader e decida per tutti. Perché c’è questo bisogno diffuso di una guida che organizzi e influenzi la nostra condotta sia nel micro mondo quotidiano di ognuno di noi che in una visione più ampia di coordinamento dei popoli?
La risposta è da ricercarsi nella predisposizione al comportamento tendenzialmente gregario che sta alla base della vita in comunità dell’essere umano. L’unione di un gruppo, a prescindere dalle sue dimensioni, è determinata da alcuni fattori molto importanti, quali la partecipazione alla vita sociale, la coesione secondo determinati valori e obiettivi, la solidarietà e l’interdipendenza tra i vari membri, i quali devono garantire il proprio impegno e consenso a conformarsi secondo le regole. Il leader si pone in questa prospettiva come un direttore d’orchestra: ascoltando le diverse richieste dei suoi seguaci, egli è capace di creare la giusta sinfonia per raggiungere l’armonia, riuscendo così a canalizzare le singole aspirazioni verso un unico obiettivo collettivo. È un compito delicato e difficile che non sempre dà i risultati sperati: il carisma e le capacità personali di colui che si mette alla guida di un gruppo sono essenziali per il raggiungimento degli obiettivi. È importante tener conto dell’esistenza di vari tipi di leadership: secondo la celebre suddivisione di K. Lewin, si possono avere leader autoritari, democratici o laissez-faire. I primi tendono a gestire il potere in modo da avere nelle proprie mani l’accentramento delle decisioni (“Decido solo io cosa fare!”), i secondi preferiscono guidare il gruppo tramite il consenso e la partecipazione dei membri alle decisioni (“Potremmo fare questo. Voi che ne pensate?”), i terzi tendono a rinunciare alla propria funzione, lasciando iniziativa spontanea ai membri (“Decideranno Tizio e Caio cosa fare...”).
Una verità di bluecristal svelata il 03/04/2009 alle ore
19:13
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¤ commenti ¤ [articoli, cultumedia] ¤
¤ E' giunto il momento di ricordare! ¤
“Si dice che la storia è maestra, ma nessuno impara mai niente!”
È il giornalista del momento. È diventato il punto di riferimento per tante persone stanche di non riuscire a capire come stanno effettivamente le vicende della nostra storia politica – e soprattutto dei nostri politici. La televisione e la trasmissione Anno Zero gli hanno fruttato popolarità, ma i tempi televisivi, e non solo, non gli permettono di avere tre ore e un quarto per poter parlare liberamente della corruzione politica e di altri grandissimi problemi ‘made in Italy’.
Un lungo capitolo è dedicato a Silvio Berlusconi, ai suoi presunti legami con i poteri occulti, al curioso ruolo che hanno avuto e continuano ad avere alcuni personaggi negli affari del Cavaliere. Esilarante la rassegna delle ‘affermazioni storiche’ del nostro Presidente del Consiglio e il racconto della visita ad Arcore di Indro Montanelli, invitato con orgoglio dal padrone di casa a vedere il Mausoleo privato – con tanto di tomba sullo stile di Tutankhamon – che accoglierà le spoglie di Berlusconi e dei suoi fidati collaboratori.
Chi pensa che si tratti di uno spettacolo nettamente ‘di parte’ rimarrà deluso: Travaglio non risparmia nemmeno l’opposizione di Walter Veltroni e di chi l’ha preceduto, denunciandone vizi ed errori. Forte anche la sua protesta nei confronti dell’attacco alla Costituzione per favorire l’avanzata di leggi per loro natura anticostituzionali, come il lodo Alfano che garantisce l’immunità parlamentare alle quattro maggiori cariche politiche e che di fatto è contrario all’art. 3 (‘La legge è uguale per tutti’). La chiusura dello spettacolo è affidata al ricordo di grandi uomini del passato e alle parole di Enrico Berlinguer, con il commento sconsolato del giornalista: “Quale politico sarebbe capace oggi di parlare così?”.
Grande passione civile, sdegno, volontà di non rassegnarsi allo status quo, bensì cercare di aprire le menti, informare, far ricordare: questo è l’impegno di Marco Travaglio, un impegno che ha riscosso un grande successo di pubblico per tutta la tournée e una standing ovation finale allo spettacolo pomeridiano del 31 gennaio al Teatro Ambra Jovinelli di Roma.
Lo spettacolo, prodotto da Promo Music con la regia di Ruggero Cara e le musiche dal vivo di C-Project, è disponibile anche in un cofanetto libro più dvd, edito da PromoMusic books.
Una verità di bluecristal svelata il 18/02/2009 alle ore
16:18
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"In Veritas" nasce come luogo di riflessione, critica, informazione e scambio: un posto dove poter esprimere il mio punto di vista e poter scrivere a proposito di alcune questioni sociali, politiche, ambientali, culturali.
Invito chiunque passi su queste pagine virtuali a esprimere la propria opinione in merito agli argomenti trattati, così da poter aprire un confronto critico e costruttivo per tutti!
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