
¤ La crudeltà non è arte! ¤
Penso sia giusto rendere partecipe il più alto numero di persone circa un email giuntami oggi. Avevo già sentito tempo fa questa notizia aberrante, ma sono sconvolta dall'essere venuta a sapere che questa crudeltà vuole essere ripetuta in nome dell' "ARTE". Per la serie "Fin dove possono spingersi l'incredibile crudeltà e sadismo umani". Nell'anno 2007 Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista costaricano, prese un cane di strada, lo legò con una corda corta ad un muro di una galleria d'arte del Centro America e lo lasciò morire lentamente di fame e di sete, ponendo per giunta a pochi passi dall'animale una ciotola di cibo impossibile da raggiungere a causa del guinzaglio troppo corto. L'autore di questa orribile crudeltà e i visitatori della galleria d'arte erano spettatori impassibili dell'agonia del povero animale, completamente indifferenti alle sofferenze atroci che stava subendo, sofferenze che condividevano nel chiamare "Arte". Dopo parecchi giorni, il cane è morto. Il Museo de arte y diseño contemporaneo ha promosso l'iniziativa e permesso a Habacuc di ripetere la sua crudele azione nel 2008 alla Biennale d'Arte Centroamericana. Guarda questo video: Firma la petizione per ostacolare Habacuc e la Biennale d'arte centroamericana
Una verità di bluecristal svelata il 16/03/2008 alle ore
13:58
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¤ L'Orfanotrofio degli orrori ¤
Scoperti resti e sangue umani in un ex orfanotrofio di un’isola britannica Nelle trame dei film dell’orrore capita di imbattersi in vicende in cui le istituzioni, che dovrebbero garantire l’incolumità e il benessere degli inquilini dei propri edifici, compiono, al contrario, le peggiori nefandezze proprio nei luoghi votati alla protezione. Così possiamo trovarci ad assistere a storie di malati di mente che vengono seviziati nei manicomi oppure di bambini torturati negli orfanotrofi, nella più completa impotenza di agire e ribellarsi contro i propri aguzzini. Però, una volta finita la visione del film, ci consoliamo pensando che queste cose nella realtà non avvengono. Sta destando clamore, infatti, la scoperta riguardante l’orfanotrofio Haut de la Garenne situato sull’isola Jersey, nel canale della Manica: questo edificio sarebbe stato luogo di tortura e morte per centinaia di bambini tra il 1960 e il 1986, anno di chiusura dell’istituto. La polizia inglese avrebbe avviato le indagini dopo centosessanta denunce di ex-bambini torturati e sottoposti a violenza fisica e psicologica in questa struttura, e un dato sconcertante è emerso: il silenzio intorno a questa storia sarebbe stato garantito da una rete di funzionari di polizia, imprenditori e politici locali, i quali avrebbero messo a tacere tutte le denunce emerse negli anni di attività dell’orfanotrofio. Questi discutibili personaggi hanno addirittura lanciato una campagna diffamatoria ai danni degli agenti impegnati nel caso, arrivando ad esplicite minacce inviate per mezzo posta. Questo però non ha fermato le indagini, ma, anzi, ha fornito alla polizia un’ulteriore motivazione per continuare. Gli inquirenti hanno iniziato in questi giorni ad ispezionare l’edificio, scoprendo due camere sotterranee in cui venivano compiute le torture: un cane poliziotto ha rinvenuto resti umani e tracce di sangue, in prossimità di catene e di un bagno in muratura. Un portavoce della polizia ha dichiarato l’esistenza di un’altra camera, tre volte più grande di quelle ispezionate e raggiungibile più difficilmente: per visitarla, sarà scavato un varco dal soffitto in cui saranno calati un cane poliziotto e un’unità di medici legali. Un anonimo testimone, una delle tante vittime di quest’orfanotrofio, ha dichiarato alla BBC: “Ho trascorso due brevi periodi presso l’orfanotrofio Haut de la Garenne e pensavo che sarebbero stati un sollievo per me. Ma così non è stato. A Haut de la Garenne, gli abusi fisici erano la regola ed era comune norma essere picchiati sulla testa. La scuola era la stessa cosa: punizioni corporali erano la routine per quelli che, come me, non erano servili e non seguivano volentieri le dure regole. Tutte le istituzioni mi hanno deluso. La scuola, che avrebbe dovuto essere un rifugio dall’orfanotrofio, era un posto in cui avevo il terrore di andare. L’ospedale locale, dove ho ricevuto attenzioni in più di un’occasione, non ha mai riportato niente di negativo alla polizia o ai servizi sociali. La polizia locale, ed in particolare la locale polizia “onoraria”, ha sempre assicurato che questi problemi si sarebbero risolti a porte chiuse, senza destare allarme”. Al momento sono quaranta le persone sospette indagate e sono tuttora in atto i sopralluoghi nelle aree segrete dell’edificio. E’ importante trovare i responsabili delle crudeltà nei confronti dei bambini che hanno soggiornato presso questo luogo dell’orrore e soprattutto capire il motivo delle connivenze delle altre istituzioni locali. Certo è che una scoperta del genere desta profondo sconcerto e indignazione non solo nell’opinione pubblica, ma negli stessi apparati di polizia inglesi: il Ministero della Giustizia britannico ha infatti disposto l’invio di magistrati indipendenti sull’isola per poter garantire un regolare procedimento giudiziario.
Niente di più sbagliato: a volte la realtà supera l’incubo più agghiacciante. 
L’istituto nasce nel 1867 come scuola industriale aperta ai giovani delle classi più basse e disagiate della società e ai bambini trascurati. Nel 1900 il nome cambia in Jersey Home for Boys e ci sono testimonianze del periodo a proposito delle severe punizioni fisiche che venivano compiute ai danni dei ragazzi. Nel 1960 il nome cambia nuovamente in Haut de la Garenne e nel 1986 la struttura chiude. Nel 2004 è stata poi rilevata per costruirvi un ostello con cento posti letto.
Una verità di bluecristal svelata il 11/03/2008 alle ore
19:20
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¤ Uccisi i tre orsi del Parco Nazionale d'Abruzzo ¤
Scrivere un articolo su questo mi fa male, molto male... non lo farò, lo prenderò in prestito dal Corriere della Sera! Il cuore sanguina e le lacrime velano i miei occhi! Come si può essere così crudeli e maledetti??? E l'uomo si riconferma sempre la peggior bestia sulla faccia della terra. DAL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA Abruzzo, strage di orsi nel Parco nazionale Uccisi per avvelenamento il mitico Bernardo e altri due esemplari di marsicano. Una taglia sui responsabili PESCARA -Potrebbero essere stati avvelenati tre orsi marsicani trovati morti nel Parco nazionale LA TAGLIA E IL SITO A LUTTO - Il fenomeno è dunque particolarmente grave. Al punto che lo stesso Wwf ha deciso di mettere una «taglia» di 10 mila euro sui responsabili: la somma, fanno sapere gli ambientalisti, sarà consegnata a chi sarà in grado di consegnare gli autori del gesto alla giustizia. I Verdi hanno aggiunto altri 10 mila euro all'iniziativa del Wwf. L'associazione del Panda chiede una sorta di «Ris» (i carabinieri specializzati nelle indagini scientifiche) per la tutela dell'orso marsicano, ovvero una squadra investigativa in grado di condurre indagini puntuali e di rintracciare coloro che si sono macchiati di questo reato. Per sottolineare la drammaticità di quanto accaduto, il Wwf Italia ha deciso di listare a lutto il proprio sito Internet. STILLICIDIO DI DECESSI - La morte di Bernardo e degli altri due esemplari femmina, una delle quali era la sua «compagna», è solo l'ultimo caso di uno stillicidio delle uccisioni di plantigradi che negli ultimi anni ha registrato una forte recrudescenza. Sul banco degli imputati sono finiti, tra gli altri, bocconi avvelenati, i percorsi del treno non protetti nella parte che passa all'interno dell'area protetta e anche i carnieri che - secondo alcuni- vengono ancora realizzati nel parco. Secondo le ricerche più accreditate, ricorda la Legambiente, la piccola popolazione di orsi residua nel Parco sarebbe stimata in circa 40-50 individui (report recenti azzardano anche che la quota sia scesa sotto la soglia dei 30 individui). Con l'uccisione di Bernardo e degli altri due esemplari la popolazione dunque si sarebbe ridotta del 4% in un colpo solo. E io mi chiedo: PERCHE'??? d'Abruzzo, Lazio e Molise. A sostenerlo sono sia il Corpo forestale dello Stato, sia il presidente dell'ente, Giuseppe Rossi. Le carcasse degli animali trovati deceduti - due femmine e un maschio, il celebre Bernardo che era diventato da tempo uno dei simboli del Parco (era nata addirittura un'associazione, «Amici di Bernardo», che si occupa tra l'altro di risarcire i proprietari di galline di cui l'orso era ghiotto) - sono state trasferite all'Istituto zooprofilattico di Roma per l'esame necroscopico di rito. La Forestale fa sapere che all'interno del territorio abitato dall'orso sono stati anche rinvenuti i resti di una capra su cui si stanno effettuando degli esami necroscopici per verificarne l'eventuale avvelenamento». E il Wwf rivela che altri animali, nella fattispecie due lupi, sono risultati morti, sempre per avvelenamento, nella stessa zona.
EPISODI GRAVISSIMI- Uccidere un orso marsicano, uno dei pochissimi esemplari che popolano le montagne dell'Appennino - commenta Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf e anima del parco naturale abruzzese - , è come abbattere un pezzo di Cappella Sistina. Sempre nella Marsica l'anno scorso sono stati ritrovati più di 10 grifoni avvelentati e tanti altri animali. Ora serve una risposta ferma e puntuale sulla prevenzione». «Non ci sono parole per definire questa ennesima mattanza - aggiunge Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente -. Siamo di fronte a delinquenza pura e brutale alla quale bisogna rispondere con la massima determinazione nell'annientare il bracconaggio».
Una verità di bluecristal svelata il 02/10/2007 alle ore
20:14
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¤ David, l'ultima vittima dell'odio razziale ¤
Un anno fa era stato vittima di una tremenda aggressione Era tristemente divenuto celebre in America nell'aprile del 2006, in seguito ad un tremendo fatto di cronaca e di odio razziale: dopo una notte di festa a base di alcool e droghe in una casa nella periferia di Houston, David Ritcheson, un ragazzo messicano allora diciassettenne, era stato sodomizzato con il palo di un ombrellone da due skin-head, D.Henry Tuck e K.Robert Turner (18 e 17 anni), da questi era stato bruciato con le sigarette, picchiato, ricoperto di varechina e lasciato agonizzante, il tutto al grido "White power!" - potere bianco. 
David tuttavia si salvò, le cure riabilitative durarono tre mesi e il ragazzo fu sottoposto a trenta operazioni chirurgiche dolorosissime, che per altro non bastarono a fargli riacquisire la piena funzionalità degli organi danneggiati. Il malaugurato approccio di David nei confronti della sorella dodicenne di uno dei due skin-head sarebbe stata la causa dell'aggressione; tre mesi fa, Tuck e Turner sono stati condannati l'uno all'ergastolo e l'altro a novanta anni di carcere. L'accaduto aveva comprensibilmente traumatizzato fisicamente e psicologicamente il ragazzo, ma per quindici mesi David aveva cercato di nascondere a tutti le ferite che gli facevano sanguinare l'anima, voleva avere una vita normale, faceva progetti per il suo futuro, aveva chiuso con droghe e alcol e si era dedicato agli studi, ricevendo anche una borsa di studio dall'Antidefamation league, una lega contro i crimini razziali. Inoltre, era stato invitato al Congresso degli Stati Uniti a Washington per testimoniare e per promuovere l'approvazione di una legge a favore dell'integrazione. Tutto sembrava insomma far pensare che David stesse archiviando il doloroso trauma e avesse preso in mano le redini della propria vita nel miglior modo possibile. Fino a domenica scorsa.
Sabato 30 giugno David si era imbarcato, con due amici e i genitori di uno di loro, su una nave, la Ecstasy della compagnia Carnival Cruise Lines, che partiva da Galveston per una crociera di una settimana sul Golfo del Messico. La sua famiglia era stata contenta di questa sua volontà di andare in crociera e non si era affatto opposta, credendo si trattasse di un ulteriore passo per liberarsi dei brutti ricordi. Ma così non è stato. David, sebbene non ne parlasse con nessuno e avesse dimostrato una forza fuori dal comune, aveva dentro di sé una sofferenza lacerante, una ferita che sanguinava continuamente ad ogni sguardo, ad ogni parola delle persone che per strada lo fermavano, ad ogni fatto di cronaca che poteva rammentargli il suo
tremendo trascorso. E questo suo dolore insostenibile, che lo aveva probabilmente portato a pensare a sé come ad un uomo segnato a vita, lo ha portato la mattina di domenica 1 luglio, alle 7.35 circa secondo alcuni testimoni, a gettarsi dal piano più alto della nave da crociera, cercando nell'abbraccio delle acque, e della morte, un estremo rifugio. Alcune ore più tardi, la guardia costiera ha ritrovato il suo corpo.
La notizia ha gettato in completo sconcerto, panico e dolore non solo la famiglia, gli amici e i conoscenti, ma l'America intera, che alla storia dell'aggressione subita da David si era profondamente indignata e commossa, assurgendo il giovane a simbolo delle divisioni razziali negli Stati Uniti. Nulla faceva presupporre intenzioni suicide negli atteggiamenti e nelle parole del ragazzo, non una lettera, non un ultimo addio è stato ritrovato tra i suoi effetti personali. Sheila Jackson Lee, deputata democratica del Texas, ha pianto alla notizia del suicidio e ha affermato l'approvazione della legge per cui il giovane si era battuto partecipando al Congresso, promettendo di chiamarla "Legge di David".
La storia di David, ragazzo di diciotto anni vittima di un sopruso incancellabile dalla mente e dal corpo, è finita così e aumenta la rabbia nei confronti di chi si è fatto responsabile di aver stroncato la sua vita quel 23 aprile 2006, urlando senza vergogna e con stolta fierezza la sentenza: "Potere bianco"
Una verità di bluecristal svelata il 04/07/2007 alle ore
16:58
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¤ Animali maltrattati: chi è il vero bastardo? ¤
Due cani dati alle fiamme a distanza di pochi giorni e altre atrocità A volte si sentono notizie che fanno rabbrividire, che ci fanno chiedere quanto sia realmente umano l'essere umano. Sono notizie che riguardano non solo il rapporto tra gli uomini, ma anche quello con gli animali, frequentemente vittime senza voce destinate a subire l'incredibile efferatezza di certi esseri immeritevoli di essere considerati persone. Il dramma, stavolta, è accaduto pochi giorni fa' ad Isola del Liri, in località Carnello, a pochi chilometri da Frosinone. Un cucciolo di cane meticcio, adottato dagli abitanti del luogo, è stato legato per le zampe posteriori e arso a testa in giù al rogo di un falò. Creduto morto, è stato trascinato dai suoi carnefici per la strada, per poi essere gettato in un cespuglio, come un rifiuto, come un giocattolo vecchio che non diverte più. Il povero cane è stato ritrovato miracolosamente ancora in vita da alcuni abitanti della zona ed è stato immediatamente sottoposto alle cure d'emergenza del veterinario e di alcuni volontari di un'associazione per la tutela degli animali. Sembra che riuscirà a salvarsi, ma le cure saranno lunghe e dolorose: il cagnolino presenta tremende scottature sul muso e sul resto del corpo, per le quali sono previsti mesi di assistenza per un recupero quantomeno dignitoso. Su questa vicenda di incredibile brutalità stanno indagando i carabinieri di Isola del Liri: si ipotizza che i colpevoli siano i membri di un gruppo di teppisti della zona. Per noia, per divertimento, per intolleranza estrema, per mancanza di rispetto, per crudeltà innata hanno ridotto in fin di vita un povero animale che ha avuto la sfortuna di incrociare la loro strada. Se state pensando che questo sia un caso isolato, vi assicuro che così non è: un altro cane, pochi giorni prima, era stato dato alle fiamme in Valtellina, nella frazione di Carona di Teglio. Nottetempo qualcuno si era addentrato nel giardino in cui la povera bestiola si trovava: l'anziano padrone è stato svegliato dalle tremende urla di dolore del cane avvolto dalle fiamme. A nulla sono valsi i soccorsi, l'animale non è sopravvissuto: si pensa che sia stata una vendetta nei confronti del suo padrone. L'oscurità della notte sembra essere la condizione adatta per compiere gesti nefandi e imperdonabili. Qualche mese fa a Roma, in zona Montesacro-Talenti, un gatto randagio è stato pestato a morte da un gruppo di ragazzi all'uscita di un pub, forse ubriachi, forse no: ma nulla può giustificare questo gesto, così Le crudeltà non riguardano, però, solo gli animali a noi più vicini: torna alla mente anche un episodio accaduto nel gennaio 2007, quando in Lombardia un bracconiere assassinò per divertimento una delle In Italia esiste una legislazione in merito (L 189/2004), che prevede dai tre ai diciotto mesi di carcere per chi si macchia di assassinio di un animale (art. 544/bis), così come un'ammenda che va dai 3000 ai 15000 euro e dai tre mesi ad un anno di carcere per chi compie maltrattamenti (art. 544/ter). Tuttavia queste pene appaiono irrisorie a quanti condividono l'amore e il rispetto per gli animali. Leonardo Da Vinci, uomo profondamente animalista noto a tutti per il suo grande genio, scrisse una frase che racchiude la speranza e forse, ci piace credere, la profezia di un futuro diverso nel rapporto tra uomo ed animali: “Verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l'uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo.” Ci auguriamo che sarà realmente così. 
come non si può giustificare, anni or sono, il rogo di un gatto docile e dolcissimo appartenente ad una colonia felina in viale Ionio, nella stessa zona di Roma. Del 2001 è invece un altro terribile fatto: a Casatico di Marcaria, vicino Mantova, due individui ultrasessantenni hanno immerso Aronne, un piccolo cane, in un recipiente di acqua bollente. Motivazione? Il cane aveva defecato nel giardino di uno di loro. Dopo quindici giorni di agonia Aronne è morto. Altra triste storia è quella di Bernie, un pastore tedesco che una coppia di Barcellona ha, per dodici anni, tenuto rinchiuso in uno sgabuzzino al buio, senza farlo uscire mai e picchiandolo ferocemente perché faceva i propri bisogni sul pavimento. Ora è in un canile e cerca una famiglia, una speranza per ricominciare a vivere. Tanti poi sono gli episodi di gatti e cani (specie cuccioli) lasciati morire in sacchetti abbandonati nei cassonetti della spazzatura: un modo veloce ed aberrante per sbarazzarsi di una cucciolata non voluta.
otto aquile reali che nidificano nelle alpi vicino Lecco. L'uomo attirò lo splendido volatile con una carcassa di pecora, uccidendolo poi a fucilate; subito dopo infierì sul suo corpo, spezzandogli le ali e probabilmente anche una zampa. Sono moltissimi i casi come quelli appena citati, purtroppo: di tanti non si ha notizia poiché solamente pochi raggiungono i giornali, diventano di dominio pubblico e mostrano la punta di un iceberg ben più grande e ingombrante di quanto la maggior parte di noi possa solo minimamente immaginare. Come si possono giustificare atti aberranti di questo genere? Come si possono uccidere, torturare, massacrare altri esseri viventi per divertimento, come passatempo per sfuggire alla noia, per insolenza e mancanza di rispetto e sensibilità? E i fautori di questi crimini verranno puniti oppure no?
Una verità di bluecristal svelata il 24/05/2007 alle ore
15:35
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¤ TRAFFICO DI NEONATI NEGLI OSPEDALI UCRAINI ¤
I bambini scompaiono nel nulla subito dopo la nascita Da cinque anni in Ucraina sono aperte indagini relative all'inspiegabile scomparsa di neonati dalle sale parto; l'organizzazione locale per i diritti umani stima un ammontare di tremila casi ogni anno. L'indagine non è affatto semplice e priva di rischi: dall'apertura del caso sono state sei le morti sospette, tra cui due testimoni-chiave dell'inchiesta. Due medici si sono rifugiati in Irlanda per paura di fare la medesima fine di chi li ha preceduti, avendo collaborato con gli inquirenti. La Procura generale di Kiev ha stilato un documento in cui chiede l'aiuto dei servizi segreti per proseguire le difficoltose indagini, mentre il Consiglio d'Europa è in procinto di stilare un rapporto, ancora riservato, circa questa situazione. Tatiana Zakharova, religiosa attivista per i diritti umani di Kharkov, ha raccontato ad Andrea Nicastro, cronista del Corriere della Sera, che il caso è stato spostato in sette differenti uffici dal momento in cui la sua “Associazione per le famiglie numerose” ha offerto aiuto alle madri vittime di questa vicenda: la pratica veniva tolta al magistrato inquirente proprio nel momento in cui questi iniziava ad inquadrare la situazione. Alle famiglie che intendevano sporgere denuncia, l'ente ospedaliero ha offerto soldi e addirittura un altro bambino in cambio di quello perso, come raccontano i coniugi Stulniev che hanno subìto la scomparsa nel nulla della loro neonata Regina nell'ospedale numero sei: la bambina era viva e vegeta alla nascita, alta cinquantaquattro centimetri, eppure nella cartella clinica è stata registrata come aborto di pochi mesi e il suo corpo non è stato mai restituito ai genitori. Dai piani alti si tende all'archiviazione del caso, ma il primo ministro Viktor Yanukovich ha espresso tutta la sua preoccupazione a Bruxelles, in occasione di una seduta del Comitato per gli affari esteri dell'Unione Europea, dopo la questione aperta dalla deputata irlandese Kathy Sinnott. Yanukovich ha ringraziato per aver sollevato il doloroso problema del commercio di embrioni: «Spero siate d'accordo con me che non si tratta solo di fermare chi vende, ma anche chi compra. – ha affermato - Purtroppo leggi insufficienti permettono che, oggi, questo traffico esista. Con la vostra assistenza confido che riusciremo a mettere fine a tutto ciò. Ho dato pieni poteri ai servizi segreti e al ministero dell'Interno, ma bisogna considerare anche il retroterra di povertà prevalente in Ucraina». Tatiana Zakharova punta il dito contro l'Istituto di Criobiologia di Kharkov, che basa la propria attività su “trapianti cellulari, preparati biologici in grado di stimolare naturalmente la guarigione grazie Vorremmo credere che questa storia spaventosa e raccapricciante sia solo l'ultimo film dell'orrore uscito al cinema, vorremmo pensare che al mondo non ci sia gente in grado di compiere tali aberrazioni, ci vorremmo illudere che, su questa terra, tutte le cose non girino intorno al denaro e che il valore della vita sia intoccabile, così prezioso da non poter essere infranto nemmeno con un lontano pensiero. Non è così. E colpevoli non sono solo coloro che hanno il coraggio, ma non il minimo scrupolo, di porre fine ad una vita appena sbocciata per fini venali ed egoistici; sono egualmente colpevoli coloro che alimentano questa catena, richiedendo trattamenti per andare contro il tempo che passa, a scapito di bambini che si sono spenti nel momento stesso in cui hanno visto la luce. La ricerca sulle staminali non può e non deve seguire questo corso.
L'inchiesta è stata sollevata da alcune denunce di genitori che hanno visto i propri figli scomparire letteralmente nel nulla: le neo-mamme li hanno sentiti vagire alla nascita, ma poco dopo gli obitori ne hanno certificato la morte. Per i registri delle sale parto e dei cimiteri essi non esistono affatto: vengono archiviati come aborti nati prematuramente, sebbene questo, nella maggior parte dei casi, non corrisponda affatto alla verità. Il forte, drammatico sospetto, quasi una certezza, è che questi neonati vengano volontariamente uccisi al fine di utilizzare e convogliare le cellule staminali fetali e gli organi al traffico internazionale.
Altro simile caso, accaduto nel medesimo ospedale, è quello di Svetlana Pusikova: dopo aver partorito un bambino di oltre tre chili, se l'è visto portare via da una misteriosa donna vestita di bianco. Sulla cartella clinica è stato registrato come un aborto spontaneo al sesto mese, un feto nato morto di 800 grammi . La Pusikova ha sporto denuncia, in seguito alla quale sono stati sequestrati documenti importanti ed è stata dissotterrata la cassa in cui doveva essere sepolto il suo bambino: nella bara, invece di ventotto aborti, erano presenti trenta bambini completamente formati. Tutti risultavano sezionati e privati degli organi, sebbene nelle cartelle cliniche non fosse documentata alcuna avvenuta asportazione. L'unico ad avere il braccialetto identificativo, per giunta con il nome di Svetlana Pusikova, era un feto di 800 grammi: in realtà il test del DNA ha dimostrato che non si trattava di suo figlio. Il braccialetto era stato messo nottetempo, come ha testimoniato un barbone che si trovava nelle vicinanze del cimitero e che, dopo aver riferito ciò che aveva visto, è morto nel rogo della sua baracca. Oltre questa persona, hanno perso la vita in modo strano anche altre cinque persone: per un attacco di cuore è deceduto il dipendente della ditta di pompe funebri che trasportava gli aborti al cimitero, così come l'infermiera dell'Ospedale numero 6 che confessò di aver falsificato la cartella clinica della Pusikova; per un incidente d'auto è morta un'amica della Pusikova che l'aveva accompagnata alla visita pre-parto, mentre sono scomparsi nel nulla la donna vestita di bianco che uscì dalla sala parto con il neonato in braccio e il figlio della Zakharova, che affiancava la madre in questa battaglia. La stessa Tatiana Zakharova si sente minacciata e ogni notte cambia alloggio.
soprattutto al tasso di crescita notevolmente più alto garantito da cellule e tessuti fetali” e che dispone di “cellule nervose embrionali, tessuti fetali di timo, tiroide, ossa, midollo spinale e milza”, rifornendo anche l'Istituto di Medicina Rigenerativa delle Isole Barbados, nota clinica privata che offre discutibili trattamenti di ringiovanimento a base di cellule staminali embrionali. Trattamenti di questo tipo possono costare fino a 15000 euro: è evidente quindi che le terapie di bellezza a base di staminali sono un affare per i chirurghi estetici. Queste cellule, una volta estratte dai feti o dai bambini, vengono stimolate in laboratorio e di conseguenza sono in grado di avviare uno sviluppo tale da rigenerare qualsiasi tipo di organo, compresi muscoli, tessuti ed ossa. Sebbene la comunità scientifica affermi che la ricerca sia ancora troppo arretrata per poter certificare i reali giovamenti in materia di trattamenti estetici anti-invecchiamento, le cliniche di bellezza che utilizzano tali cellule sono presenti in tutto il mondo, non soltanto in paesi in cui non esiste una legislazione abbastanza rigida in materia, ma anche in Gran Bretagna e Olanda. L'Istituto di Medicina Rigenerativa delle Barbados è ritenuto il massimo per chi ricerca l'elisir di lunga giovinezza: basti pensare che la lista d'attesa di coloro che attendono di usufruire di tali trattamenti conta un migliaio di persone.
Una verità di bluecristal svelata il 15/05/2007 alle ore
13:28
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¤ ATTENTI ALL'UOMO! ¤
Sono sempre più schifata, cari lettori che ogni tanto passate su queste pagine. Schifata dal genere umano. Cosa e chi da il diritto agli uomini di uccidere un animale "a scopo di studio"? La notizia è apparsa oggi sul sito internet del Corriere della Sera: in Giappone è venuto in superficie un esemplare di squalo preistorico, raro da vedere, specialmente vivo, in quanto spesso questi animali rimangono impigliati nelle reti della pesca e vengono trascinati a riva. Beh questo esemplare, così raro a vedersi, poichè rari sono gli esemplari esistenti, è stato ucciso per essere studiato! Perchè??? Chi ci da il diritto di uccidere altri esseri viventi per questi futili motivi?!? Com'è possibile che l'uomo si riveli sempre e comunque la più crudele e ottusa BESTIA che questo mondo abbia potuto partorire? Vi giuro: mi vergogno ogni giorno sempre di più di appartenere a questa specie animale. E l'impotenza, il non poter fare nulla contro queste barbarie mi riempe il cuore di rabbia e tristezza.
Una verità di bluecristal svelata il 24/01/2007 alle ore
18:47
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"In Veritas" nasce come luogo di riflessione, critica, informazione e scambio: un posto dove poter esprimere il mio punto di vista e poter scrivere a proposito di alcune questioni sociali, politiche, ambientali, culturali.
Invito chiunque passi su queste pagine virtuali a esprimere la propria opinione in merito agli argomenti trattati, così da poter aprire un confronto critico e costruttivo per tutti!
Benvenuti!!! 
Nell'aria: Lynyrd Skynyrd - Sweet home Alabama
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Il mio nome è Vanessa, ho 24 anni, sono laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo (curriculum Letterature europee moderne) e studio Editoria e Scrittura presso la Facoltà di Lettere & Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Mi piace tenermi informata ed osservare con spirito critico ciò che accade nel mondo: il Giornalismo è il mio obiettivo e il mio sogno nel cassetto. Ho collaborato come articolista per il portale Giovani e per il sito Girlpower e attualmente sono redattrice e responsabile dell'ufficio stampa per il magazine Cultumedia.
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Si ringrazia la piattaforma Splinder per il servizio concesso. Immagine di Annika Von Holdt.
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