
¤ L'immortalità dell'arte ¤
Ieri è morto, all'età di 65 anni, Richard Wright, membro dello storico gruppo musicale Pink Floyd. La notizia mi ha un pò scossa, non perché sia fan accanita della band in sé, ma perché lo sono della loro musica. Tutti coloro che hanno avuto modo di apprezzarla converranno con me di quanto sia unica e inimitabile la produzione musicale del gruppo (composto, oltre che dal già citato Wright, da Roger Waters, Nick Mason, Syd Barrett e dal 1968 anche da David Gilmour, subentrato a Barrett) e forse avranno in qualche modo avvertito un certo, particolare stridio interno nell'apprendere questa notizia. E' una sensazione fastidiosa, perché oppone all'immortalità della musica dei Pink Floyd la mortalità dei suoi componenti. E' la sensazione tipica di quando se ne va qualcuno che ha lasciato però in dono all'umanità qualcosa di Grande, qualcosa in grado di smuovere le corde dell'anima, qualcosa che è impossibile che lasci indifferenti coloro che vi si avvicinano. Succede con i grandi scrittori, succede con i grandi giornalisti, succede con le grandi persone che hanno votato la loro vita per gli altri, succede con i grandi musicisti, succede con tutti coloro che mettono l'anima, tutta l'anima, in quello che fanno e donano la loro "creatura" a chi la vorrà accogliere, comprendere, a chi accetterà di lasciarsi sconvolgere e cambiare dal messaggio che porta. E quando ci si accorge che questa "creatura" è fatta con la stoffa dell'immortalità, allora quasi ingenuamente crediamo che anche chi l'ha messa al mondo abbia la stessa prerogativa, quasi come un assurgere di determinate personalità al rango di semi-dèi dell'Olimpo. Ovviamente e purtroppo così non è, e la notizia della morte dell'autore di un'opera immortale è come uno schiaffo in pieno viso che ci riporta con i piedi per terra. Con una consolazione, però: che grazie alla loro musica, i Pink Floyd davvero non moriranno mai. So, so you think you can tell [Pink Floyd - Wish you were here]
Heaven from Hell,
Blue skys from pain.
Can you tell a green field
From a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you to trade
Your heros for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange
A walk on part in the war
For a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here.
We're just two lost souls
Swimming in a fish bowl,
Year after year,
Running over the same old ground.
What have we found?
The same old fears.
Wish you were here.
Una verità di bluecristal svelata il 16/09/2008 alle ore
15:22
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¤ commenti (4) ¤ [musica, riflessioni, in memoria] ¤
¤ Il Big Bang in laboratorio ¤
Dal sito di Panorama, articolo di Luca Delloiacovo: <<Se la storia dell’universo fosse un libro, il primo capitolo racconterebbe una gigantesca esplosione avvenuta quattordici miliardi di anni fa: il Big Bang. Domani i ricercatori del Cern inietteranno per la prima volta i protoni nel Large hadron collider (Lhc), un anello dalla circonferenza di 27 chilometri, a più di 100 metri di profondità. È una sorta di inaugurazione. L’obiettivo del progetto è di riprodurre nei prossimi mesi condizioni simili a quelle di pochi attimi successivi al Big Bang: nel circuito dell’Lhc, infatti, più di 100 miliardi di protoni saranno lanciati quasi alla velocità della luce e si scontreranno in quattro punti, sviluppando la più alta energia mai ottenuta in un esperimento. Analizzando le collisioni attraverso quattro gruppi di strumenti (Alice, Atlas, Cms, Lhcb), gli scienziati cercano le risposte sperimentali per alcuni interrogativi. Che potrebbero cambiare la comprensione di fenomeni fondamentali dell’universo, finora invisibili alle strumentazioni scientifiche. Per la prima volta i ricercatori potrebbero essere in grado di osservare il bosone di Higgs che, secondo alcuni modelli teorici, assegna la massa alle particelle elementari. Tanto da essere definito “la particella di Dio”. “L’Lhc è circa dieci volte più potente dell’acceleratore di Chicago: secondo i calcoli potrebbe consentirci di osservarlo” dice Umberto Dosselli, vicepresidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Ma altri quesiti attendono risposte. Da anni la comunità scientifica si interroga sulla materia e sull’energia oscura, che insieme costituiscono il 96% dell’universo: “Speriamo che l’energia elevata dell’Lhc, riproducendo le condizioni un millesimo di secondo dopo il Big Bang, ci permetta di capirne l’origine” precisa Dosselli. E ancora: nell’universo le dimensioni sono soltanto quattro (lunghezza, larghezza, altezza e tempo), come suggerisce anche il senso comune? Per la teoria delle stringhe, un modello che propone di unificare le quattro interazioni fondamentali, ne esistono altre. Che l’esperimento di Ginevra consentirebbe di rilevare. Al progetto del Cern hanno lavorato più di 80mila scienziati con un budget di 6,4 miliardi di euro: è un team internazionale che ha partecipato alla costruzione dell’enorme circuito tra la Svizzera e la Francia. Dall’Italia arrivano 600 ricercatori: un terzo dei magneti superconduttori lungo l’anello sono stati costruiti proprio nella penisola. All’interno dell’Lhc, le due strumentazioni principali, Atlas e Lhcb, rileveranno qualsiasi interazione prodotta nell’acceleratore. Alice analizzerà gli ioni di nuclei pesanti, come il piombo, che saranno utilizzati in alcuni esperimenti al posto dei protoni: “Le energie locali derivanti dalla collisione saranno talmente elevate da generare il quark-gluon plasma, uno stato della materia che si pensa esista al centro delle stelle neutroni” chiarisce Dosselli. Ma nelle ultime settimane si è diffusa una preoccupazione alimentata dal passaparola sui mezzi di comunicazione: il mini “Big Bang” potrebbe generare un buco nero capace di inghiottire la Terra? Un’immagine suggestiva, degna di un film hollywoodiano. “Ha portato molta pubblicità” dice Dosselli “ma la probabilità è nulla: in natura i raggi cosmici ogni giorno generano 10mila miliardi di Lhc”. >> Speriamo bene....
Una verità di bluecristal svelata il 09/09/2008 alle ore
20:10
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¤ commenti (1) ¤ [articoli, tempi moderni] ¤
¤ Leggere Lolita a Teheran ¤
Il libro di Azar Nafisi offre il punto di vista spaesato e sgomento di una persona dedita alla cultura che vede violati i diritti elementari e fondamentali della persona. La letteratura è qui salvagente per sopravvivere ad una realtà insopportabile. Da leggere! Coordinate bibliografiche: Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, (titolo originale Reading Lolita in Tehran, 2003), trad. di Roberto Serrai, I ed. Adelphi, Milano 2004; IV ed. 2007. € 10,00
Sto leggendo da qualche giorno il libro di Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, e mi sta conquistando la delicatezza con la quale la scrittrice narra della condizione drammatica dell'Iran post-rivoluzionario. La sua visuale è filtrata da un amore profondo e vero nei confronti della letteratura, materia insegnata dall'autrice presso l'Università di Teheran prima di fuggire negli Stati Uniti, e tutta la narrazione gioca sull'interpretazione e il paragone di alcuni testi della tradizione angloamericana e russa con la triste e truce realtà dell'Iran. Pagina dopo pagina ci si stupisce veramente che certe cose possano veramente capitare e non parlo solo della censura che inevitabilmente coinvolge molte branche della cultura e della libera espressione in un regime totalitario, ma soprattutto del tremendo trattamento riservato a coloro sui quali grava anche il solo sospetto di non adempiere ai dogmi dominanti. L'Iran si era notevolmente modernizzato con l'ultimo scià, Reza Pahlavi, e tale modernizzazione aveva portato giovamenti, ma anche - come non dirlo - traumi legati all'eccessiva velocità dello svolgersi del processo. Cosicchè, dopo una forte opposizione sia dei movimenti della sinistra di stampo marxista - cui la Nafisi dichiara di aver aderito in gioventù - sia del clero islamico tradizionalista e dopo repressioni sanguinose del dissenso, lo scià dovette abbandonare il paese. Si instaurò così, con l'assenso di grande parte dei cittadini, la Repubblica islamica dell'Iran sotto la guida dell'ayatollah Khomeini, il quale portò il paese a livelli da Medioevo. Dopo aver respirato aria di modernità, ritornare indietro non è stato un processo facile da digerire soprattutto per le donne, la fetta di popolazione più sacrificata dal nuovo regime. Con la stretta progressiva dello Stato sulle libertà collettive e individuali, con l'intromissione sempre più ingombrante nella vita privata di ogni persona, molti iraniani si accorsero di essere passati dalla padella alla brace, una brace che avrebbe portato alla pubblica lapidazione la parte intellettualmente migliore del Paese. E così, come nel romanzo di Orwell, 1984, le voci del dissenso furono messe a tacere con le buone o con le cattive e coloro che erano insoddisfatti della nuova realtà potevano solamente confidarsi con se stessi o con pochi fidati, sempre stando attenti ai tradimenti derivanti dalle persone meno sospettabili. Vivere in una realtà del genere è a dir poco alienante e l'unica soluzione è l'espatrio. Ma laddove questo non fosse possibile, ecco che la letteratura, con i suoi mondi lontani eppure vicini all'anima dei suoi lettori, accorre in soccorso dei naufragi e offre un'estrema àncora di salvezza, naturalmente osteggiata dal regime.
Una verità di bluecristal svelata il 04/09/2008 alle ore
16:46
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¤ commenti (2) ¤ [recensioni, libri] ¤
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Il mio nome è Vanessa, ho 24 anni, sono laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo (curriculum Letterature europee moderne) e studio Editoria e Scrittura presso la Facoltà di Lettere & Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Mi piace tenermi informata ed osservare con spirito critico ciò che accade nel mondo: il Giornalismo è il mio obiettivo e il mio sogno nel cassetto. Ho collaborato come articolista per il portale Giovani e per il sito Girlpower e attualmente sono redattrice e responsabile dell'ufficio stampa per il magazine Cultumedia.
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