¤ Il DDL Levi-Prodi e il pericolo per la libera informazione ¤


Approvato il 12 ottobre un disegno di legge che ridurrebbe in silenzio la rete italiana dei blog. Ma alcuni politici si oppongono e non mancano le reazioni da parte degli utenti del Web.

Il governo vuole imbavagliare la libertà d’espressione della Rete italiana: è questo il primo pensiero avuto dopo aver appreso che, il 12 ottobre, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che intenderebbe riformare l’editoria, inclusa quella del web.
Il disegno di legge ha sollevato il caos nel popolo di internet a causa di preoccupanti articoli che rivelerebbero l’effettiva intenzione di colpire coloro che esprimono la loro opinione per mezzo di blog o siti personali. Riportiamo gli articoli sotto accusa (per una lettura integrale leggi qui
):

Art. 5
(Esercizio dell’attività editoriale)
1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

Art. 6
(Registro degli operatori di comunicazione)
1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.

Art. 7
(Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

Art. 13
(Sanzioni e vigilanza)
1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque effettui indagini di rilevazione sulla lettura e diffusione di prodotti editoriali in violazione degli obblighi di correttezza e attendibilità indicati all’articolo 10, ovvero le effettui con modalità non trasparenti o discriminatorie, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 300.000.
2. La disposizione del precedente comma si applica anche nel caso di intenzionale pubblicazione e divulgazione di dati non veritieri, incompleti o inesatti relativi alla lettura e alla diffusione dei prodotti editoriali.

L’art.5 comprende nell’esercizio delle attività editoriali anche tutti quei prodotti realizzati non a scopo di lucro, né aventi alle spalle un’organizzazione imprenditoriale, quale potrebbe essere una casa editrice, e quindi include tutte le pubblicazioni che non fanno specificamente capo a parametri di informazione giornalistica: in poche parole, l’intero mondo dei blog e dei siti personali, attraverso i quali chiunque può esprimere la propria opinione su qualunque argomento.
L’art.6, inoltre, disporrebbe l’iscrizione di tutti coloro che scrivono in rete nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC), al fine di poter applicare le norme relative alla diffusione di notizie ritenute non veritiere, incomplete o inesatte. Questo significa che, intendendo il blog come un prodotto editoriale, colui che lo scrive dovrebbe avere alle spalle una società editrice e un direttore responsabile iscritto all’albo, in grado di rispondere economicamente al reato di diffamazione a mezzo stampa (art.7). E le pene, come potete leggere nell’art.13, vanno dai 10000 ai 300000 euro.
Se una legge del genere dovesse passare davvero, significherebbe la fine della libera rete italiana, la fine della libera espressione e informazione.

Riccardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e ideatore di questo disegno di legge (sostenuto da Prodi), afferma che i piccoli blog non verrebbero toccati, anche se ammette che la distinzione tra attività editoriale pubblica ed attività editoriale privata non è semplice e, dunque, sarà l’Autorità per le comunicazioni ad indicare quali sono i siti/blog soggetti a questa norma.
Ciò significa che, non esistendo una distinzione scritta specifica, i blog colpiti potrebbero essere benissimo quelli di volta in volta più scomodi ai più, primo tra tutti il blog di Beppe Grillo, che ha rivelato la grande potenza comunicativa della Rete in occasione del V-Day.

Le reazioni da parte del popolo di internet non si sono fatte attendere: quattro sono al momento le raccolte firme per bloccare il disegno di legge (quella su http://www.petitiononline.com/noDDL/ ha superato le 4500 firme), tanti i commenti negativi e indignati, in molti forum sono nate discussioni accese sull’argomento. In tanti hanno l’impressione che l’Italia stia arretrando vertiginosamente in materia di libertà e democrazia e questo veto alla libera espressione fa ricordare a molti la censura di internet in Paesi come la Cina.
Dal mondo politico, però, sono arrivati le prime risposte e i primi “dietrofront”.
Antonio Di Pietro, dal suo blog, ammette di non aver letto il DDL prima di votarlo al Consiglio dei Ministri, ma di averlo fatto dopo e afferma: “Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo”.
Anche Alfonso Pecoraro Scanio si impegna a modificare il DDL in sede parlamentare, mentre il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, dal suo blog, riconosce l’errore e garantisce la correzione delle parti critiche, denunciando per altro un’eccessiva vaghezza nella distinzione tra attività editoriale pubblica e privata.

Allarme rientrato? Speriamo di si. Ma stordisce e lascia interdetti il tentativo di imbavagliare la libera espressione in un Paese democratico dell’Unione Europea.



Una verità di bluecristal svelata il 22/10/2007 alle ore 13:44
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¤ Stardust: il regno della magia sbarca al cinema ¤


Streghe, principi, stelle cadenti e pirati nel nuovo film di Matthew Vaughn che vede protagonista Michelle Pfeiffer nel ruolo di una perfida strega; nel cast anche Charlie Cox, Robert De Niro e Claire Danes

Il 12 ottobre è uscito nelle sale italiane il film fantastico “Stardust” , un viaggio sorprendente al confine tra due mondi.
Un lungo muro, sorvegliato notte e giorno da un vecchio guardiano, ha la funzione di impedire l’accesso degli umani del Villaggio di Wall al Regno magico di Stormhold.

Ambientata in epoca medievale, la storia ha inizio quando Dunstan Thorne (Nathaniel Parker) riesce, una notte, ad eludere la sorveglianza del guardiano e ad entrare nel regno della magia. In un mercato conosce una bellissima ragazza di nome Una (Kate Magowan), resa schiava da una strega, e con lei trascorre una notte d’amore.
Il giorno successivo, Dunstan fa ritorno al Villaggio di Wall e nove mesi dopo gli viene recapitato un neonato, il frutto dell’unione con la ragazza: il nome del bambino sarà Tristan.

Diciotto anni dopo, Tristan (
Charlie Cox), ormai diventato grande, si ritrova a corteggiare Victoria (Sienna Miller), una ragazza del villaggio, ma deve sopportare la concorrenza di un altro corteggiatore, Humphrey (Henry Cavill), l’unico discendente di una ricca famiglia e, per questo, favorito da Victoria.
Una sera Tristan riesce a trascorrere un po’ di tempo con la ragazza e ne approfitta per dichiararle ancora una volta il suo amore, elencandogli tutte le cose che farebbe pur di conquistarla.
Mentre i due parlano e bevono champagne, ecco che dal cielo una stella luminosissima fa capolino, cadendo in un punto imprecisato al di là del muro. Tristan promette a Victoria di portarle la stella caduta e Victoria gli concede una possibilità.

Qui ha inizio l’avventura che porterà Tristan nel Regno di Stormhold: egli non sa che la stella caduta è, in realtà, una bellissima ragazza bionda, Ivaine (
Claire Danes), che corre gravi pericoli.
Ella è, infatti, ricercata sia dalla temibile strega regina Lamia (Michelle Pfeiffer) che vuole strapparle il cuore per assicurarsi eterna giovinezza, sia da Secundus (Rupert Everett) e Septimus (Mark Strong), figli del re deceduto e aspiranti al trono di Stormhold.
Secundus e Septimus combattono una lotta spietata pur di accaparrarsi il medaglione lanciato dal padre sul letto di morte e responsabile della caduta della stella: chi di loro conquisterà il rubino magico in esso incastonato, avrà diritto al trono.
In tutto questo, Tristan diventerà il difensore di Ivaine e insieme affronteranno tante avversità, trovando un amico inaspettato nel pirata dei cieli, Shakespeare (Robert De Niro), famoso per la sua crudeltà e spietatezza.
I destini dei personaggi si incroceranno in modo crescente fino a giungere all’epilogo.

Una fiaba densa di colpi di scena, ironia, tenerezza, realizzata con l’ausilio di effetti speciali sorprendenti: come non rimanere stupiti nel vedere la meravigliosa Michelle Pfeiffer trasformata in una ripugnante strega e come non rimanere affascinati dalle magie, seppur terribili, compiute dal suo personaggio?
Nel Regno di Stormhold tutto è possibile: il veliero di Shakespeare è il terrore dei cieli per la sua continua ricerca dei signori dei fulmini, ai quali rubare le saette per rivenderle al mercato nero. Fa la sua apparizione anche il magico Unicorno, apportando un provvidenziale aiuto a Tristan e Ivaine.

Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Neil Gaiman, il film presenta una trama in linea con il genere fantastico cui appartiene, gestita con grande maestria grazie ad un sapiente uso del colpo di scena e dell’elemento comico, che rende divertente e piacevole la visione.
Un cocktail vincente che renderà Stardust l’evento della stagione cinematografica.



Una verità di bluecristal svelata il 17/10/2007 alle ore 15:18
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¤ Uccisi i tre orsi del Parco Nazionale d'Abruzzo ¤


Scrivere un articolo su questo mi fa male, molto male... non lo farò, lo prenderò in prestito dal Corriere della Sera! Il cuore sanguina e le lacrime velano i miei occhi! Come si può essere così crudeli e maledetti??? E l'uomo si riconferma sempre la peggior bestia sulla faccia della terra.

DAL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA

Abruzzo, strage di orsi nel Parco nazionale

Uccisi per avvelenamento il mitico Bernardo e altri due esemplari di marsicano. Una taglia sui responsabili

PESCARA -Potrebbero essere stati avvelenati tre orsi marsicani trovati morti nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. A sostenerlo sono sia il Corpo forestale dello Stato, sia il presidente dell'ente, Giuseppe Rossi. Le carcasse degli animali trovati deceduti - due femmine e un maschio, il celebre Bernardo che era diventato da tempo uno dei simboli del Parco (era nata addirittura un'associazione, «Amici di Bernardo», che si occupa tra l'altro di risarcire i proprietari di galline di cui l'orso era ghiotto) - sono state trasferite all'Istituto zooprofilattico di Roma per l'esame necroscopico di rito. La Forestale fa sapere che all'interno del territorio abitato dall'orso sono stati anche rinvenuti i resti di una capra su cui si stanno effettuando degli esami necroscopici per verificarne l'eventuale avvelenamento». E il Wwf rivela che altri animali, nella fattispecie due lupi, sono risultati morti, sempre per avvelenamento, nella stessa zona.

LA TAGLIA E IL SITO A LUTTO - Il fenomeno è dunque particolarmente grave. Al punto che lo stesso Wwf ha deciso di mettere una «taglia» di 10 mila euro sui responsabili: la somma, fanno sapere gli ambientalisti, sarà consegnata a chi sarà in grado di consegnare gli autori del gesto alla giustizia. I Verdi hanno aggiunto altri 10 mila euro all'iniziativa del Wwf. L'associazione del Panda chiede una sorta di «Ris» (i carabinieri specializzati nelle indagini scientifiche) per la tutela dell'orso marsicano, ovvero una squadra investigativa in grado di condurre indagini puntuali e di rintracciare coloro che si sono macchiati di questo reato. Per sottolineare la drammaticità di quanto accaduto, il Wwf Italia ha deciso di listare a lutto il proprio sito Internet.

EPISODI GRAVISSIMI- Uccidere un orso marsicano, uno dei pochissimi esemplari che popolano le montagne dell'Appennino - commenta Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf e anima del parco naturale abruzzese - , è come abbattere un pezzo di Cappella Sistina. Sempre nella Marsica l'anno scorso sono stati ritrovati più di 10 grifoni avvelentati e tanti altri animali. Ora serve una risposta ferma e puntuale sulla prevenzione». «Non ci sono parole per definire questa ennesima mattanza - aggiunge Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente -. Siamo di fronte a delinquenza pura e brutale alla quale bisogna rispondere con la massima determinazione nell'annientare il bracconaggio».

STILLICIDIO DI DECESSI - La morte di Bernardo e degli altri due esemplari femmina, una delle quali era la sua «compagna», è solo l'ultimo caso di uno stillicidio delle uccisioni di plantigradi che negli ultimi anni ha registrato una forte recrudescenza. Sul banco degli imputati sono finiti, tra gli altri, bocconi avvelenati, i percorsi del treno non protetti nella parte che passa all'interno dell'area protetta e anche i carnieri che - secondo alcuni- vengono ancora realizzati nel parco. Secondo le ricerche più accreditate, ricorda la Legambiente, la piccola popolazione di orsi residua nel Parco sarebbe stimata in circa 40-50 individui (report recenti azzardano anche che la quota sia scesa sotto la soglia dei 30 individui). Con l'uccisione di Bernardo e degli altri due esemplari la popolazione dunque si sarebbe ridotta del 4% in un colpo solo.

 

E io mi chiedo: PERCHE'???



Una verità di bluecristal svelata il 02/10/2007 alle ore 20:14
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¤ Beppe Grillo sostiene Clemente Mastella? ¤


La verità distorta dai media italiani sulla presunta pace tra Grillo e Mastella

È un vero giornalista colui che riporta solo una mezza verità, deviandone per giunta il senso?
È questo che mi sono chiesta, quando il 28 settembre vari telegiornali e quotidiani hanno riportato il sensazionale scoop della pace fatta tra Beppe Grillo e il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, offrendogli addirittura il proprio aiuto per scrivere un libro sulle varie caste esistenti in Italia.
La notizia ha rimbalzato da una parte all’altra, lasciando increduli e sconcertati molti dei firmatari della proposta di legge popolare per il Parlamento pulito.
Per conoscere quanto è stato effettivamente detto, è d’obbligo reperire la fonte di tale notizia e dunque, in questo caso, il blog di Beppe Grillo.
Il post in questione presentava effettivamente alcune delle frasi riportate dai telegiornali, i quali per la prima parte dello scritto si sono abbastanza attenuti alla realtà, trascurando però la seconda e più importante parte del messaggio che smentiva e contrastava di netto le righe sovrastanti, con un chiaro intento di prendere in giro il Ministro Mastella e criticarne ancora una volta l’operato.

In cosa consiste questa seconda parte?

Beppe Grillo ha riportato una lettera scritta dal fratello del grande Paolo Borsellino, Salvatore, e da Sonia Alfano e indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Riportiamo per onore di cronaca l’intero scritto in questione, intitolato “Il capro espiatorio”, compreso ciò che i media nazionali hanno volutamente tralasciato, forse per modellare la realtà dei fatti a proprio piacimento:

<< Non ci sto più al gioco al massacro ceppalonico. Mastella è solo un capro espiatorio. Il migliore sulla piazza della politica, certo. Per questo hanno scelto lui. Ma l’indulto non è una sua idea, ne sono convinto. Gli è stato ordinato. Da chi? Dal Parlamento. E chi nel Parlamento lo ha spinto di più? Lui, lo psiconano. Quello che straparla di sicurezza nelle piazze con la badante rossa. Mastella ha detto più volte di aver ricevuto la solidarietà di Berlusconi per l’indulto. Ci credo. L’indulto è servito a non fare entrare in carcere gli amministratori corrotti, non a liberare i pregiudicati. Mastella ha detto oggi una grande cosa, ha annunciato un libro “su tutte le altre caste, a partire dai giornalisti”.Questa volte sono d’accordo con lui. Gli offro la mia prefazione o, se preferisce, il libro lo possiamo scrivere a quattro mani. Vado fino a Ceppaloni se mi invita.
Pubblico una lettera del fratello di Paolo Borsellino e di Sonia Alfano indirizzata al Capo dello Stato.

“Chiediamo l'intervento del Capo dello Stato per porre fine all'imbarazzante ed offensiva attività del Ministro Mastella tesa ad imbavagliare la verità e scongiurare che la giustizia possa, definitivamente, arrivare a lui.
Per evitare ciò ha chiesto al CSM il trasferimento del PM De Magistris motivando la richiesta come atto dovuto a seguito delle risultanze delle ispezioni ministeriali presso la Procura di Catanzaro. A tale proposito, se Mastella si proclama corretto per questo atto "doveroso", saremmo curiosi di sapere come si definisce il Ministro Amato in considerazione del fatto che lo stesso talvolta preferisce ignorare le risultanze delle ispezioni ministeriali (vedi mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Barcellona P.G.-ME).
Forse sfugge, o addirittura sconosce, al ministro Mastella che esistono problemi gravi che andrebbero sollevati al CSM e che rischiano di ingolfare la giustizia; le procure di Caltanissetta e di Catania, considerata l'importanza delle stesse nella lotta alla mafia, sono scoperte da troppo tempo. E cosa dire della paralisi disastrosa che l'entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario provocherà?
Passeranno molti mesi prima che il CSM possa procedere a nuove nomine lasciando così gli uffici scoperti.
Sarebbe opportuno che Mastella si dimettesse subito, così da rendere più sereni anche gli italiani, ai quali chiediamo di non dimenticare che Mastella è testimone di nozze del pentito di mafia F.sco Campanella.
Speriamo pertanto in una forte presa di posizione da parte di tutti gli italiani onesti che non possono essere rappresentati da personaggi come Mastella e company.”
Sonia Alfano e Salvatore Borsellino >>

Questo è il testo integrale del post del 27 settembre scritto da Beppe Grillo.
Può dunque una persona, con il reale intento di riappacificarsi ad un’altra, pubblicare una lettera così forte contro quest’ultima?
Va contro la coerenza e l’umana intelligenza!
E Beppe Grillo ha voluto sottolineare questo concetto il 29 settembre con un altro post, contestando l’operato di tutti quei giornalisti che hanno riportato solo quello che piaceva riportare per presentare la realtà in modo diverso e, secondo supposizione personale di chi scrive, probabilmente per gettare in discredito la figura di Grillo, tentando di dividere il popolo del V-Day e di quanti ammirano la grinta e le idee del comico.
Di fronte a un fatto del genere, viene davvero da chiedersi quante siano le realtà che giungono alle nostre orecchie e ai nostri occhi completamente deformate del loro senso originario.



Una verità di bluecristal svelata il 02/10/2007 alle ore 13:23
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