
¤ Animali maltrattati: chi è il vero bastardo? ¤
Due cani dati alle fiamme a distanza di pochi giorni e altre atrocità A volte si sentono notizie che fanno rabbrividire, che ci fanno chiedere quanto sia realmente umano l'essere umano. Sono notizie che riguardano non solo il rapporto tra gli uomini, ma anche quello con gli animali, frequentemente vittime senza voce destinate a subire l'incredibile efferatezza di certi esseri immeritevoli di essere considerati persone. Il dramma, stavolta, è accaduto pochi giorni fa' ad Isola del Liri, in località Carnello, a pochi chilometri da Frosinone. Un cucciolo di cane meticcio, adottato dagli abitanti del luogo, è stato legato per le zampe posteriori e arso a testa in giù al rogo di un falò. Creduto morto, è stato trascinato dai suoi carnefici per la strada, per poi essere gettato in un cespuglio, come un rifiuto, come un giocattolo vecchio che non diverte più. Il povero cane è stato ritrovato miracolosamente ancora in vita da alcuni abitanti della zona ed è stato immediatamente sottoposto alle cure d'emergenza del veterinario e di alcuni volontari di un'associazione per la tutela degli animali. Sembra che riuscirà a salvarsi, ma le cure saranno lunghe e dolorose: il cagnolino presenta tremende scottature sul muso e sul resto del corpo, per le quali sono previsti mesi di assistenza per un recupero quantomeno dignitoso. Su questa vicenda di incredibile brutalità stanno indagando i carabinieri di Isola del Liri: si ipotizza che i colpevoli siano i membri di un gruppo di teppisti della zona. Per noia, per divertimento, per intolleranza estrema, per mancanza di rispetto, per crudeltà innata hanno ridotto in fin di vita un povero animale che ha avuto la sfortuna di incrociare la loro strada. Se state pensando che questo sia un caso isolato, vi assicuro che così non è: un altro cane, pochi giorni prima, era stato dato alle fiamme in Valtellina, nella frazione di Carona di Teglio. Nottetempo qualcuno si era addentrato nel giardino in cui la povera bestiola si trovava: l'anziano padrone è stato svegliato dalle tremende urla di dolore del cane avvolto dalle fiamme. A nulla sono valsi i soccorsi, l'animale non è sopravvissuto: si pensa che sia stata una vendetta nei confronti del suo padrone. L'oscurità della notte sembra essere la condizione adatta per compiere gesti nefandi e imperdonabili. Qualche mese fa a Roma, in zona Montesacro-Talenti, un gatto randagio è stato pestato a morte da un gruppo di ragazzi all'uscita di un pub, forse ubriachi, forse no: ma nulla può giustificare questo gesto, così Le crudeltà non riguardano, però, solo gli animali a noi più vicini: torna alla mente anche un episodio accaduto nel gennaio 2007, quando in Lombardia un bracconiere assassinò per divertimento una delle In Italia esiste una legislazione in merito (L 189/2004), che prevede dai tre ai diciotto mesi di carcere per chi si macchia di assassinio di un animale (art. 544/bis), così come un'ammenda che va dai 3000 ai 15000 euro e dai tre mesi ad un anno di carcere per chi compie maltrattamenti (art. 544/ter). Tuttavia queste pene appaiono irrisorie a quanti condividono l'amore e il rispetto per gli animali. Leonardo Da Vinci, uomo profondamente animalista noto a tutti per il suo grande genio, scrisse una frase che racchiude la speranza e forse, ci piace credere, la profezia di un futuro diverso nel rapporto tra uomo ed animali: “Verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l'uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo.” Ci auguriamo che sarà realmente così. 
come non si può giustificare, anni or sono, il rogo di un gatto docile e dolcissimo appartenente ad una colonia felina in viale Ionio, nella stessa zona di Roma. Del 2001 è invece un altro terribile fatto: a Casatico di Marcaria, vicino Mantova, due individui ultrasessantenni hanno immerso Aronne, un piccolo cane, in un recipiente di acqua bollente. Motivazione? Il cane aveva defecato nel giardino di uno di loro. Dopo quindici giorni di agonia Aronne è morto. Altra triste storia è quella di Bernie, un pastore tedesco che una coppia di Barcellona ha, per dodici anni, tenuto rinchiuso in uno sgabuzzino al buio, senza farlo uscire mai e picchiandolo ferocemente perché faceva i propri bisogni sul pavimento. Ora è in un canile e cerca una famiglia, una speranza per ricominciare a vivere. Tanti poi sono gli episodi di gatti e cani (specie cuccioli) lasciati morire in sacchetti abbandonati nei cassonetti della spazzatura: un modo veloce ed aberrante per sbarazzarsi di una cucciolata non voluta.
otto aquile reali che nidificano nelle alpi vicino Lecco. L'uomo attirò lo splendido volatile con una carcassa di pecora, uccidendolo poi a fucilate; subito dopo infierì sul suo corpo, spezzandogli le ali e probabilmente anche una zampa. Sono moltissimi i casi come quelli appena citati, purtroppo: di tanti non si ha notizia poiché solamente pochi raggiungono i giornali, diventano di dominio pubblico e mostrano la punta di un iceberg ben più grande e ingombrante di quanto la maggior parte di noi possa solo minimamente immaginare. Come si possono giustificare atti aberranti di questo genere? Come si possono uccidere, torturare, massacrare altri esseri viventi per divertimento, come passatempo per sfuggire alla noia, per insolenza e mancanza di rispetto e sensibilità? E i fautori di questi crimini verranno puniti oppure no?
Una verità di bluecristal svelata il 24/05/2007 alle ore
15:35
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¤ Chiesa e pedofilia ¤
Vi consiglio di andare guardare questo video. Da rimanere senza parole e con tanta rabbia in corpo!
Una verità di bluecristal svelata il 17/05/2007 alle ore
20:59
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¤ TRAFFICO DI NEONATI NEGLI OSPEDALI UCRAINI ¤
I bambini scompaiono nel nulla subito dopo la nascita Da cinque anni in Ucraina sono aperte indagini relative all'inspiegabile scomparsa di neonati dalle sale parto; l'organizzazione locale per i diritti umani stima un ammontare di tremila casi ogni anno. L'indagine non è affatto semplice e priva di rischi: dall'apertura del caso sono state sei le morti sospette, tra cui due testimoni-chiave dell'inchiesta. Due medici si sono rifugiati in Irlanda per paura di fare la medesima fine di chi li ha preceduti, avendo collaborato con gli inquirenti. La Procura generale di Kiev ha stilato un documento in cui chiede l'aiuto dei servizi segreti per proseguire le difficoltose indagini, mentre il Consiglio d'Europa è in procinto di stilare un rapporto, ancora riservato, circa questa situazione. Tatiana Zakharova, religiosa attivista per i diritti umani di Kharkov, ha raccontato ad Andrea Nicastro, cronista del Corriere della Sera, che il caso è stato spostato in sette differenti uffici dal momento in cui la sua “Associazione per le famiglie numerose” ha offerto aiuto alle madri vittime di questa vicenda: la pratica veniva tolta al magistrato inquirente proprio nel momento in cui questi iniziava ad inquadrare la situazione. Alle famiglie che intendevano sporgere denuncia, l'ente ospedaliero ha offerto soldi e addirittura un altro bambino in cambio di quello perso, come raccontano i coniugi Stulniev che hanno subìto la scomparsa nel nulla della loro neonata Regina nell'ospedale numero sei: la bambina era viva e vegeta alla nascita, alta cinquantaquattro centimetri, eppure nella cartella clinica è stata registrata come aborto di pochi mesi e il suo corpo non è stato mai restituito ai genitori. Dai piani alti si tende all'archiviazione del caso, ma il primo ministro Viktor Yanukovich ha espresso tutta la sua preoccupazione a Bruxelles, in occasione di una seduta del Comitato per gli affari esteri dell'Unione Europea, dopo la questione aperta dalla deputata irlandese Kathy Sinnott. Yanukovich ha ringraziato per aver sollevato il doloroso problema del commercio di embrioni: «Spero siate d'accordo con me che non si tratta solo di fermare chi vende, ma anche chi compra. – ha affermato - Purtroppo leggi insufficienti permettono che, oggi, questo traffico esista. Con la vostra assistenza confido che riusciremo a mettere fine a tutto ciò. Ho dato pieni poteri ai servizi segreti e al ministero dell'Interno, ma bisogna considerare anche il retroterra di povertà prevalente in Ucraina». Tatiana Zakharova punta il dito contro l'Istituto di Criobiologia di Kharkov, che basa la propria attività su “trapianti cellulari, preparati biologici in grado di stimolare naturalmente la guarigione grazie Vorremmo credere che questa storia spaventosa e raccapricciante sia solo l'ultimo film dell'orrore uscito al cinema, vorremmo pensare che al mondo non ci sia gente in grado di compiere tali aberrazioni, ci vorremmo illudere che, su questa terra, tutte le cose non girino intorno al denaro e che il valore della vita sia intoccabile, così prezioso da non poter essere infranto nemmeno con un lontano pensiero. Non è così. E colpevoli non sono solo coloro che hanno il coraggio, ma non il minimo scrupolo, di porre fine ad una vita appena sbocciata per fini venali ed egoistici; sono egualmente colpevoli coloro che alimentano questa catena, richiedendo trattamenti per andare contro il tempo che passa, a scapito di bambini che si sono spenti nel momento stesso in cui hanno visto la luce. La ricerca sulle staminali non può e non deve seguire questo corso.
L'inchiesta è stata sollevata da alcune denunce di genitori che hanno visto i propri figli scomparire letteralmente nel nulla: le neo-mamme li hanno sentiti vagire alla nascita, ma poco dopo gli obitori ne hanno certificato la morte. Per i registri delle sale parto e dei cimiteri essi non esistono affatto: vengono archiviati come aborti nati prematuramente, sebbene questo, nella maggior parte dei casi, non corrisponda affatto alla verità. Il forte, drammatico sospetto, quasi una certezza, è che questi neonati vengano volontariamente uccisi al fine di utilizzare e convogliare le cellule staminali fetali e gli organi al traffico internazionale.
Altro simile caso, accaduto nel medesimo ospedale, è quello di Svetlana Pusikova: dopo aver partorito un bambino di oltre tre chili, se l'è visto portare via da una misteriosa donna vestita di bianco. Sulla cartella clinica è stato registrato come un aborto spontaneo al sesto mese, un feto nato morto di 800 grammi . La Pusikova ha sporto denuncia, in seguito alla quale sono stati sequestrati documenti importanti ed è stata dissotterrata la cassa in cui doveva essere sepolto il suo bambino: nella bara, invece di ventotto aborti, erano presenti trenta bambini completamente formati. Tutti risultavano sezionati e privati degli organi, sebbene nelle cartelle cliniche non fosse documentata alcuna avvenuta asportazione. L'unico ad avere il braccialetto identificativo, per giunta con il nome di Svetlana Pusikova, era un feto di 800 grammi: in realtà il test del DNA ha dimostrato che non si trattava di suo figlio. Il braccialetto era stato messo nottetempo, come ha testimoniato un barbone che si trovava nelle vicinanze del cimitero e che, dopo aver riferito ciò che aveva visto, è morto nel rogo della sua baracca. Oltre questa persona, hanno perso la vita in modo strano anche altre cinque persone: per un attacco di cuore è deceduto il dipendente della ditta di pompe funebri che trasportava gli aborti al cimitero, così come l'infermiera dell'Ospedale numero 6 che confessò di aver falsificato la cartella clinica della Pusikova; per un incidente d'auto è morta un'amica della Pusikova che l'aveva accompagnata alla visita pre-parto, mentre sono scomparsi nel nulla la donna vestita di bianco che uscì dalla sala parto con il neonato in braccio e il figlio della Zakharova, che affiancava la madre in questa battaglia. La stessa Tatiana Zakharova si sente minacciata e ogni notte cambia alloggio.
soprattutto al tasso di crescita notevolmente più alto garantito da cellule e tessuti fetali” e che dispone di “cellule nervose embrionali, tessuti fetali di timo, tiroide, ossa, midollo spinale e milza”, rifornendo anche l'Istituto di Medicina Rigenerativa delle Isole Barbados, nota clinica privata che offre discutibili trattamenti di ringiovanimento a base di cellule staminali embrionali. Trattamenti di questo tipo possono costare fino a 15000 euro: è evidente quindi che le terapie di bellezza a base di staminali sono un affare per i chirurghi estetici. Queste cellule, una volta estratte dai feti o dai bambini, vengono stimolate in laboratorio e di conseguenza sono in grado di avviare uno sviluppo tale da rigenerare qualsiasi tipo di organo, compresi muscoli, tessuti ed ossa. Sebbene la comunità scientifica affermi che la ricerca sia ancora troppo arretrata per poter certificare i reali giovamenti in materia di trattamenti estetici anti-invecchiamento, le cliniche di bellezza che utilizzano tali cellule sono presenti in tutto il mondo, non soltanto in paesi in cui non esiste una legislazione abbastanza rigida in materia, ma anche in Gran Bretagna e Olanda. L'Istituto di Medicina Rigenerativa delle Barbados è ritenuto il massimo per chi ricerca l'elisir di lunga giovinezza: basti pensare che la lista d'attesa di coloro che attendono di usufruire di tali trattamenti conta un migliaio di persone.
Una verità di bluecristal svelata il 15/05/2007 alle ore
13:28
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¤ Kit per scoprire il sesso del feto: è polemica ¤
Si rischia l'aumento di aborti sesso-selettivi La società Dna Worldwide, branca britannica della statunitense Consumer Genetics Inc, ha messo di recente in commercio su Internet un test casalingo per scoprire il sesso del nascituro già dalla sesta Normalmente, il genere del bebè si conosce intorno alla ventesima settimana, un mese dopo il termine legale di aborto in Gran Bretagna, attraverso un'ecografia; nei casi in cui viga il sospetto di malattie genetiche o nel caso in cui la madre abbia più di trentacinque anni di età, si può eseguire qualche settimana prima l'amniocentesi, in grado di rivelare l'esistenza o meno di malattie nel nascituro e di svelarne contemporaneamente il sesso. La notizia dell'arrivo del test “Pink or blue” è stata fortemente criticata, poiché faciliterebbe il ricorso all'aborto se il feto non dovesse corrispondere al sesso desiderato: questo avviene soprattutto in alcune etnie che prediligono figli maschi piuttosto che figlie femmine. Si aggraverebbe il numero degli aborti in Gran Bretagna, Paese che già conosce uno dei tassi di interruzione di gravidanza più alti d'Europa, pari a circa 185.000 l'anno. In Cina, la nascita di una figlia femmina è fonte di amarezza all'interno di una famiglia, in quanto viene considerata al pari di una duplice perdita: la prima legata alla spesa sostenuta per crescerla, educarla, maritarla, la seconda legata al fatto che questa spesa non sarà mai risarcita ai genitori in quanto la figlia ha il dovere, una volta maritata, di lasciare la propria famiglia e prendersi cura dei genitori del marito. Un figlio maschio invece ha la responsabilità di curare i genitori in vecchiaia, di lavorare nelle tenute agricole, di ereditare l'impresa familiare e di assicurare la continuazione del nome di famiglia. Per una madre cinese, avere un figlio maschio è fonte di autostima e credito sociale: è il modo per essere accettata pienamente dalla famiglia del marito e dalla comunità intera. In passato, l'infanticidio femminile era pratica diffusa, ma al giorno d'oggi sembra essere fortunatamente caduta in disuso, soppiantato, però, dall'aborto sesso-selettivo che ha comportato un impressionante dislivello sociale tra maschi e femmine al momento della nascita. E' stato valutato che, entro il 2020, la Cina avrà quaranta milioni di uomini in età da matrimonio in più rispetto alle donne. Anche in India sussiste il problema dell'aborto sesso-selettivo che, secondo lo studio della rivista medica Lancet, impedirebbe la nascita ogni anno di 500.000 bambine. Anche qui le cause di questa scelta sono di tipo socio-economico: un figlio maschio è preferito perché perpetua il nome della famiglia, mentre una femmina richiede una dote elevata per un buon matrimonio e inoltre, sposandosi, deve abbandonare la propria casa per diventare proprietà di un'altra famiglia. La nascita di una figlia femmina è socialmente accettato solo se nella famiglia è già presente un figlio maschio: in questo caso, la secondogenita viene vista come un lusso. Anche se dal 1994 esiste una legge nel Paese che vieta di determinare il sesso del feto e del relativo aborto, tuttavia i medici affermano che questa pratica è ancora diffusa.
settimana di gestazione. Il test consiste nel prelevare una goccia di sangue dall'indice della madre e nel seguire le procedure previste, inviando il campione ad un laboratorio che eseguirà l'esame del DNA: se risulta presente il cromosoma Y, il sesso del nascituro è maschile. Il kit “Pink or blue” costa 189 sterline, circa 280 euro, e la sua accuratezza è garantita al 98%. Una versione più veloce del test fornisce i risultati entro quattro giorni, al costo di 360 €. Esami di questo genere non sono tuttavia una novità: già nel 2005 era arrivato negli USA il “ Baby early gender mentor” in grado di rivelare, nel giro di ventiquattro/quarantotto ore, il sesso del nascituro già a partire dalla quinta settimana di gravidanza, con una percentuale di successo pari al 99,9% e la garanzia di un rimborso del 200% nel caso in cui, in un momento successivo, si fosse scoperta l'erroneità del risultato del test. L'azienda responsabile del lancio del prodotto on-line aveva ricevuto circa mille richieste nel giro delle prime tre settimane dalla messa in commercio.
Julia Millington della Prolife Alliance ha affermato l'esistenza di un reale rischio, poiché alcune persone sceglieranno di abortire bambini di un determinato sesso. Il problema già sussiste in quanto, già da tempo, gli ospedali non rivelano più il sesso del nascituro in certe zone del Regno Unito. La Dna Worldwide si è impegnata a non spedire il kit in Cina o India, dove la nascita di una figlia non è sempre apprezzata quanto quella di un maschio, ma questo non basta agli occhi delle associazioni anti-abortiste che vorrebbero il ritiro del prodotto dal mercato.
Una verità di bluecristal svelata il 07/05/2007 alle ore
17:46
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