¤ BRUXELLES: LE NUOVE DIRETTIVE ANTIPIRATERIA ¤
Colpite le organizzazioni su scala commerciale. I privati non rischiano il carcere
Il Parlamento europeo ha approvato le nuove norme di contrasto alla contraffazione e alla violazione della proprietà intellettuale. La risoluzione, proposta dall'eurodeputato e segretario dei DS del Lazio
Nicola Zingaretti, prevede fino a quattro anni di carcere e multe fino ai trecentomila euro per chi si macchia di reati legati alla pirateria nell'ambito di organizzazioni criminali, così come alla contraffazione di oggetti ritenuti rischiosi per la salute e la sicurezza dei consumatori. Gli emendamenti approvati dal Parlamento europeo, con 374 voti a favore, 278 contrari e 17 astenuti, modificano la proposta avanzata nel 2004 (la 2004/48/EC) dalla Commissione UE, al fine di escludere dalla nuova direttiva il privato che viola il diritto d'autore per uso personale. L'obiettivo è, di fatti, colpire qualsiasi violazione intenzionale del diritto di proprietà intellettuale commessa su scala commerciale, così come la complicità e l'istigazione. Le violazioni su scala commerciale consistono non solo nei reati commessi nel perseguimento di un interesse economico, ma anche fatti gravi di pirateria commessi su larga scala che possono causare una considerevole perdita al titolare del diritto.
Rientrano nell'ambito dei diritti di proprietà intellettuale:
- Il diritto d'autore;
- I diritti connessi al diritto d'autore;
- Il diritto sui generis del costitutore di una banca dati;
- I diritti dei creatori di topografie di prodotti a semiconduttori;
- I diritti relativi ai marchi;
- I diritti relativi ai disegni e ai modelli;
- I diritti relativi ai modelli di utilità.
La direttiva non è invece applicata ai brevetti, ai modelli di utilità e certificati complementari di protezione, così come all'importazione parallela di merci originali commercializzate con l'accordo del titolare dei diritti in un altro paese. Per garantire la libertà di stampa e il diritto all'insegnamento, i deputati del Parlamento europeo hanno chiesto agli Stati membri di far sì che l'uso equo di un'opera protetta, inclusa la riproduzione in copie o su supporto audio o con qualsiasi altro mezzo, a fini di critica, recensione, informazione, insegnamento (compresa la produzione di copie multiple per l'uso in classe), studio o ricerca, non sia qualificato come reato.
“La proprietà intellettuale – come spiega il sito internet di Nicola Zingaretti ( www.nicolazingaretti.it ) – viene violata ogni qualvolta un soggetto, quasi sempre le organizzazioni criminali, si appropria di un'idea registrata da terzi e ne ricava un profitto: è così nel caso dei capi di abbigliamento recanti loghi falsi, oppure quando un contenuto artistico e creativo viene riprodotto su scala commerciale senza l'autorizzazione del legittimo detentore dei diritti. Ogni uso e riproduzione per scopi privati e non lucrativi non è condotto su scala commerciale, e quindi non perseguibile.” Si attendono ora le reazioni del Consiglio europeo, dove si prevedono resistenze da parte di alcuni Paesi membri come la Gran Bretagna , mostratasi spesso infastidita nei confronti delle modifiche al proprio codice penale attraverso una normativa europea.
Negli ultimi dieci anni il volume delle merci contraffatte di ogni tipo è cresciuto del 1600%, decretando la disoccupazione di più di 125000 persone in Europa. Inoltre, fonti Ansa rivelano che l'Italia sarebbe al primo posto in Europa per la pirateria musicale, con un quarto del mercato discografico nelle mani di organizzazioni criminali per un giro di affari di circa sessanta milioni l'anno. Una norma comune su questa problematica era, dunque, molto sentita: infatti, prima del sì di Bruxelles alla risoluzione di Zingaretti, il livello di protezione assicurato ai detentori di proprietà intellettuale differiva da Stato a Stato, al contrario di quanto accade nei mercati asiatici e americani, i quali godono di legislazioni uniformi in grado di colpire la concorrenza sleale dei contraffattori di professione. Si trattava quindi di un grave squilibrio legislativo che danneggiava la competitività dei mercati europei.
Per saperne di più:
http://www.nicolazingaretti.it
http://www.europarl.europa.eu/
http://www.europarl.europa.eu/ 1
http://www.europarl.europa.eu/ 2
(Seconda foto di: Roberto Marinello)
Una verità di bluecristal svelata il 30/04/2007 alle ore
13:36
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¤ STRAGE IN U.S.A. NEL CAMPUS DI VIRGINIA TECH ¤
Un giovane asiatico autore di due sparatorie: trentadue i morti e ventuno i feriti.
E’ stata definita la più grave strage nella storia degli Stati Uniti, avvenuta tra le mura di un campus universitario a Blacksbourg, il Virginia Polytechnic Institute. Due sparatorie, secondo la polizia locale per mano di un unico assassino, hanno provocato almeno trentadue vittime e circa ventuno feriti. La prima sparatoria, avvenuta alle 7 di mattina, ora locale, nel dormitorio West Ambler Johnston Hall che ospita novecento studenti di primo anno, ha causato un morto e un ferito, mentre la seconda ha avuto luogo tre ore più tardi nell’area Norris Hall del campus, dove si tengono le lezioni di chimica e ingegneria. Il killer ha aperto il fuoco uccidendo circa ventinove studenti e rimanendo a sua volta ucciso, non è ancora chiaro se per mano propria o della polizia.
Già alla prima sparatoria la polizia è accorsa sul posto e ha aperto subito la caccia all’assassino, rivelatasi, però, molto difficile in quanto il campus ospita più di venticinquemila studenti, molti dei quali non solo non avevano sentito alcuno sparo, ma non erano proprio a conoscenza della sparatoria e dunque avevano iniziato la loro giornata in modo usuale, senza alcun allarmismo. Tre ore dopo, l’assassino è entrato in un’aula, secondo alcune testimonianze cercando una ragazza, e ha fatto allineare lungo una parete alcune persone, uccidendole in stile “esecuzione”. La polizia è accorsa tempestivamente, ha evacuato la zona indicando agli altri studenti di salire sugli autobus e ha bloccato il killer. Molti universitari, che si trovavano in aree diverse del campus, hanno ricevuto l’avvertimento, via e-mail e con altoparlante, di rimanere nelle proprie camere e di stare lontani dalle finestre. Secondo alcune testimonianze, riportate da Fox News, l’assassino, sui vent’anni, avrebbe avuto tratti asiatici; il capo della polizia, Wendell Flinchum, ha tuttavia affermato di non sapere se si trattasse di uno studente. L’identificazione dell’uomo risulta difficoltosa in quanto non aveva documenti con sé e il colpo che ne ha decretato la morte, auto-inflitto, secondo il New York Times, è stato sparato alla testa. Accanto al suo corpo sono state trovate due armi corte da guerra, con le quali ha compiuto la strage. Il rettore Charles Steger ha dichiarato che si tratta di una tragedia di dimensioni colossali, la peggiore dal 1966, quando Charles Whitman salì sulla torre dell’Università del Texas, ad Austin, e uccise quindici persone, tra cui sua madre e sua moglie, e ne ferì trentuno. Inorridito si è dichiarato il Presidente degli Stati Uniti, George W.Bush.
Non è la prima volta che il campus di Virginia Tech vive momenti di tensione: già nell’agosto del 2006 un detenuto evaso da un vicino penitenziario si era rifugiato al suo interno, dopo aver ucciso due poliziotti. Nella scorsa settimana, la stessa università aveva ricevuto minacce circa possibili esplosioni, ma l’FBI ha escluso la pista del terrorismo.
Negli U.S.A. il libero commercio delle armi da fuoco è il maggiore responsabile di una lunga serie di stragi nelle scuole e negli atenei universitari. Oltre alla sopra citata strage del 1966, ricordiamo:
30 dicembre 1974 - Olean, New York - Un diciottenne si chiude nella classe del suo liceo e spara sulle persone all'esterno uccidendone tre e ferendone undici.
1 novembre 1991 - Iowa City, Iowa - Uno studente spara a sei persone uccidendone cinque, tra cui tre professori, poi si toglie la vita.
1 maggio 1992 - Olivehurst, California - Un ventenne prende in ostaggio alcuni suoi ex compagni di scuola nel suo vecchio liceo, ne uccide quattro e ne ferisce dieci.
19 febbraio 1997 - Bethel, Alaska - Un giovane armato con un fucile a pompa calibro 12 uccide il preside del suo liceo e uno studente, e ne ferisce altri due.
1 ottobre 1997 - Pearl, Mississippi - Un sedicenne accoltella a morte la madre, poi si reca a scuola con una carabina e uccide l’ex fidanzata, una sua amica e ferisce altri sette studenti.
1 dicembre 1997 – Paducah, Kentucky - Health High School: uno studente quattordicenne spara all’impazzata nell’atrio, provocando la morte di undici persone.
24 marzo 1998 – Jonesboro, Arkansas – In una scuola media due ragazzini di undici e tredici anni attirano i compagni all’esterno dello stabile con un falso allarme incendio e uccidono quattro ragazze e un’insegnante, ferendo undici persone.
21 maggio 1998 - Springfield, Oregon - Un ragazzo apre il fuoco nel suo liceo uccidendo due studenti e ferendone altri venticinque. Prima della strage aveva ucciso anche il padre.
20 aprile 1999 – Denver, Colorado – Columbine High School: due studenti di 17 e 18 anni uccidono dodici compagni e un insegnante e poi si tolgono la vita.
5 marzo 2001 - Santee, California - Un quindicenne uccide due studenti e ne ferisce altri tredici nel suo liceo con una calibro 22.
16 gennaio 2002 – Virginia – Appalachian School of Law, piccola università: uno studente straniero bocciato uccide a colpi di pistola il rettore, un insegnante e una studentessa, ferendo gravemente altre tre persone.
21 marzo 2005 – Riserva indiana di Red Lake, Minnesota – liceo Red Lake High School: un sedicenne, dopo aver ammazzato il nonno e la compagna, fa incursione nella scuola e uccide il guardiano, spara su compagni e insegnanti, uccidendone sei e ferendone quattordici, poi si suicida.
27 settembre 2006 – Bailey, Colorado – liceo Platte Canyon High School: un uomo di cinquantaquattro anni prende in ostaggio sei studentesse, ne libera quattro prima di un’incursione che la polizia effettua dopo aver saputo dal sequestratore stesso di aver abusato sessualmente di una ragazza. L’uomo uccide un ostaggio e poi si suicida.
2 ottobre 2006 – Lancaster, Pennysilvania – Un trentaduenne armato prende in ostaggio alcuni studenti della scuola di Nickel Mines, un villaggio Amish. Fa uscire ragazzi e adulti e lega le ragazze con funi e manette, ne uccide cinque e ne ferisce altrettante prima di suicidarsi.
Dopo l’ennesima strage di oggi, la portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha precisato che resta intatto il diritto al porto d'armi, ma tutte le leggi in materia devono essere rispettate. In tanti, però, si chiedono quanto altro sangue ancora dovrà scorrere prima di un concreto ripensamento delle autorità americane su questo argomento.
Una verità di bluecristal svelata il 16/04/2007 alle ore
22:32
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¤ Stop alle mutilazioni sessuali femminili in Eritrea ¤
Una legge del 31 marzo 2007 punisce duramente chi compie escissione e infibulazione dei genitali femminili.
Le barbare usanze delle mutilazioni ai genitali femminili, compiute in ventotto paesi dell’Africa Sub-Sahariana, nonché nel sud della penisola araba e nel sud-est asiatico, dal 31 marzo sono punite per legge in Eritrea, con valenza retroattiva. I trasgressori andranno incontro a pesanti multe e in alcuni casi anche alla prigione. Nella misura entrata di recente in vigore si sottolinea l’alta pericolosità per la salute che queste pratiche intollerabili comportano, creando peraltro profonde sofferenze e scompensi psicologici nelle donne che le subiscono. L’Unione delle Donne Eritree stima che circa il 90 per cento delle donne è sottoposta a questa procedura, rischiando di contrarre malattie legate alle scarse condizioni igieniche in cui si svolgono questi interventi e, molto spesso, mettendole in serio pericolo di vita.
L’infibulazione (dal latino fibula, spilla) non ha alcuna base religiosa, ma solo culturale: viene infatti praticata a prescindere dalla religione in una vasta area geografica ed è legata a società patriarcali, nelle quali la donna è ritenuta un essere inferiore, con una sessualità ritenuta impura e, per questo motivo, da reprimere e da condannare. Questa pratica, che garantisce la verginità della donna, riduce il desiderio sessuale e impedisce la masturbazione, è generalmente ritenuta antecedente all’avvento del Cristianesimo e dell’Islam: è difficile risalire al periodo esatto della sua comparsa, ma è quasi certo che già nell’antico Egitto fosse un’usanza diffusa, come è testimoniato da alcuni rilievi delle tombe egizie della VI dinastia, risalenti al 2340 a.C. circa.
Nel Cristianesimo le mutilazioni, comprese quelle auto-inflitte, sono considerate un peccato contro la santità del corpo e sono quindi proibite; nel Corano non sono menzionate né infibulazione, né escissione del clitoride, anche se alcuni islamici sostengono che questa pratica fosse prescritta in alcune ahadith del profeta Maometto, ma di questo non c’è alcuna prova.
Nel 1800 l’escissione era diffusa anche in U.S.A. e in Europa per curare il cosiddetto clitorismo (masturbazione femminile), la ninfomania ed il lesbismo.Quando nel 1867 vennero giudicate infondate le motivazioni, la maggior parte dei medici britannici si rifiutò di continuare questa tipologia di interventi, mentre negli Stati Uniti proseguì e vi si aggiunse anche l’ovariectomia, ovvero l’asportazione delle ovaie. Attualmente nei paesi occidentali la pratica è stata abbandonata, nonostante alcune fonti affermino la persistenza di alcuni rari casi anche in epoca recente.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stilato una classificazione, in ordine di gravità, di quattro tipologie di mutilazione genitale:
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La circoncisione o infibulazione as sunnah: consiste nell’asportazione della sola epidermide sulla punta del clitoride con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche. È il metodo meno invasivo, ma anche meno praticato, che fu tra l’altro proposto nel nostro paese per contrastare le pratiche più cruente di mutilazione alle donne africane, mantenendo in questo modo la loro tradizione, seppur simbolicamente. Con la legge del 9 gennaio 2006, n. 7, il Governo Italiano si schierò contro ogni tipo di mutilazione, non legata a fini terapeutici, dei genitali femminili.
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Escissione al uasat: consiste nell’ablazione del clitoride (detta anche clitoridectomia) e nel taglio parziale o totale delle piccole labbra. Secondo chi la pratica, la ragazza che subisce l'escissione del clitoride resterà pura per la notte di nozze e in questo modo il marito non l'abbandonerà per la vergogna.
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Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, vale a dire con un'operazione di bruciatura che si effettua mediante uno strumento chirurgico chiamato cauterio, cui segue la cucitura della vulva. Viene lasciato aperta solo una fessura per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. Con l’infibulazione faraonica, i rapporti sessuali sono impossibili fino alla defibulazione, ovvero la scucitura della vulva, attuata molto spesso dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo il parto, la vulva viene ricucita per ristabilire la situazione prematrimoniale.
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Interventi di varia natura sui genitali femminili.
L’età delle donne sottoposte a questa pratica cruenta varia da zona a zona: in Nigeria ad esempio operano sulle neonate, in altre parti del mondo l’età varia tra i 3 e i 14 anni. Durante il processo di guarigione viene introdotta nella vagina una scheggia di legno per consentire il passaggio dell’urina e del sangue mestruale. A seconda delle zone culturali in cui l’infibulazione è praticata, la ferita viene cucita con un filo di seta o con delle spine d’acacia. Sotto la ragazza vengono fatte bruciare delle erbe aromatiche o della linfa essiccata, che sono spesso causa di infezioni violente e, dopo l’intervento, le sue gambe vengono legate e immobilizzate per diverse settimane, finché non si rimargina la ferita. Gli strumenti per compiere l’infibulazione sono spesso coltelli, lame di rasoi, forbici e pezzi di vetro. L’anestesia non viene quasi mai praticata.
Le conseguenze per la donna sono drammatiche, in quanto perde gran parte del piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e abbastanza difficili, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria, neuromi e infezioni vaginali.
L’infibulazione viene vissuta dalle donne stesse come un rito di passaggio, di iniziazione: attraverso questa pratica vengono salvaguardati l’onore e l’integrità della famiglia. La donna desidera dunque essere infibulata per evitare l’emarginazione e affinché la sua condizione sia uguale a quella delle altre sue simili. Le mutilazioni genitali femminili tradizionalmente sono considerate un segno di attenzione e cura della famiglia verso la bambina: la donna non escissa è stata una bambina di cui nessuno si è preso cura. Una donna non infibulata, anche se vergine, difficilmente può trovare marito.
La legge approvata in Eritrea è un passo in avanti nella lotta a questa pratica cruenta e dolorosa: anche Guinea, Repubblica Centro Africana, Ghana, Etiopia, Djbouti, Uganda, Egitto, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Tanzania, Togo, Senegal hanno precedentemente legiferato contro l’escissione e l’infibulazione. L’OMS ha stimato che il numero delle donne infibulate nel mondo oscilli tra i 90 e i 120 milioni. Un numero impressionante di donne private di una parte importante di sé, una parte che nessuno potrà mai restituire. L’Eritrea ha compiuto una scelta importante il 31 marzo: l’augurio è che anche altri paesi, in cui le mutilazioni genitali femminili sono una realtà quotidiana, abbiano il coraggio di scegliere la tutela dell’integrità fisica e psichica delle donne.
Una verità di bluecristal svelata il 05/04/2007 alle ore
17:54
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